CHIESE IN BREVE
Concilio Vaticano II: in 2.500 a Lourdes per il 50°”Il Concilio Vaticano II è stato e resta un autentico segno di Dio anche per i nostri Tempi”. Lo ha sottolineato Benedetto XVI nel videomessaggio che ha aperto il 24 marzo, a Lourdes, l’incontro nazionale della Chiesa francese per celebrare i 50 anni dal Concilio. Un incontro che ha riunito per due giorni, nel santuario di Lourdes, 2.500 persone e al quale hanno partecipato anche membri delle altre Chiese cristiane. “Se noi siamo in grado di leggere e interpretare il suo messaggio all’interno della tradizione della Chiesa e nel solco del suo magistero – ha sottolineato Benedetto XVI – il Concilio si rivelerà anche ai giorni nostri una grande forza per il futuro della Chiesa” ed “io auspico vivamente che questo anniversario sia per voi e per tutta la Chiesa occasione di rinnovamento spirituale e pastorale”. Un rinnovamento che “richiede un’apertura ancora più grande alla persona del Cristo e una riscoperta della parola di Dio per realizzare una conversione profonda dei nostri cuori, per consentirci di andare ancora per le strade di tutto il mondo a proclamare il Vangelo della speranza alle donne e agli uomini dei nostri tempi, in un dialogo che deve essere rispettoso di tutti”. Nell’auspicio, ha concluso Benedetto XVI, “che questo tempo di grazia possa anche consolidare la comunione all’interno della grande famiglia della Chiesa cattolica e contribuisca alla ritrovata unità fra tutti i cristiani che è stato uno degli obbiettivi principali del Concilio”. Ai partecipanti è arrivato anche un messaggio del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, secondo il quale il 50° anniversario del Concilio Vaticano II è occasione per approfondire “i frutti di un’esperienza conciliare che superano di gran lunga i confini della Chiesa cattolica romana”. Ed ha aggiunto: “I dogmi del papato avevano bisogno di una interpretazione conciliare” e “dal punto di vista della Chiesa ortodossa, le condizioni che prevalgono oggi nel dialogo tra le nostre Chiese, sono fondate proprio su questa reintroduzione del principio di conciliarità”. “Vorrei incoraggiarci ha detto invece il presidente della Federazione protestante di Francia, il pastore Claude Baty – a rendere lo spirito del Vaticano II sempre più vivo” perché “attraverso il Concilio, la Chiesa cattolica è entrata in movimento con i cristiani delle differenti confessioni”. Ora, ha osservato Baty, “non bisogna rimanere su quanto è stato acquisito, occorre proseguire il cammino fino alla fine. Il movimento ecumenico oggi ha bisogno di noi per trovare slancio nuovo”. In conclusione, ha preso la parola il card. Roger Etchegaray che dando voce ad una testimonianza personale, ha detto : “Il Concilio non è un rifugio nel quale accomodarsi e dimenticare la strada. È l’inizio di una nuova partenza. Non manchiamo all’ora del Concilio”.Assemblea vescovi: appello alla pace sociale”L’atto di un uomo fanatico può anche suscitare tentazioni di violenza sociale. Noi tutti vogliamo che questa violenza non si diffonda nei confronti delle diverse comunità religiose del nostro Paese”. Un appello alla pace sociale è stato lanciato il 26 marzo dal card. André Vingt-Trois, presidente dei vescovi francesi, aprendo a Lourdes l’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese. In apertura della prolusione, l’arcivescovo di Parigi ha fatto subito riferimento agli “avvenimenti tragici di Tolosa e Montauban che hanno sconvolto il nostro Paese”. “Desideriamo ha detto – esprimere alle famiglie colpite dai lutti e a tutta la comunità ebraica di Francia la nostra vicinanza e la condivisione con la quale abbiamo vissuto il loro dolore. Approfitto di questa assemblea per assicurare la preghiera delle nostre comunità cattoliche”. Il card. Vingt-Trois ha dedicato poi gran parte della prolusione alla campagna elettorale per le presidenziali: ciò che preoccupa la Chiesa cattolica di Francia, in questo periodo, è “lo scetticismo” con cui gli elettori guardano alla “azione politica, ai politici in generale e ai candidati alle elezioni in particolare”; “sarebbe una disfatta della democrazia se gli elettori rinunciassero a votare perché dubitano delle soluzioni presentate”. La crisi, ha aggiunto l’arcivescovo Vingt-Trois, è “profonda” e “grave” e richiede “rimedi proporzionati” alla situazione. Nella prolusione, l’arcivescovo ha invitato ad abbassare i toni del dibattito pubblico pre-elettorale: “Quando il confronto si trasforma in incitamento all’odio verso gli altri candidati e al disprezzo dell’altro, mette a repentaglio il futuro in maniera inquietante”. Inoltre, ha precisato, “in una campagna elettorale i cui risultati saranno necessariamente ravvicinati, non è opportuno che le posizioni avverse si demonizzino tra loro” perché “dietro ai candidati che si demoliscono, ci sono elettori che costituiscono una percentuale importante della popolazione, i quali non possono essere poi rigettati”. Da qui l’invito dell’arcivescovo a votare per candidati “degni di fiducia”.