COMECE
Mons. Adrianus van Luyn sul futuro dell’Unione europea
Concentrarsi su “alcuni sviluppi positivi” registrati negli ultimi mesi in Europa, “che rischiano di essere trascurati tra i tanti titoli negativi sulla crisi europea”. Mons. Adrianus van Luyn, presidente uscente della Commissione episcopati Comunità europea (Comece), sceglie di iniziare da qui la relazione con la quale il 21 marzo ha inaugurato a Bruxelles l’assemblea plenaria di primavera dell’organismo (fino al 23 marzo). Presentiamo alcuni stralci del suo intervento.Ue ancora progetto di pace. Soffermandosi sull’adesione della Croazia che il 1° luglio 2013 dovrebbe diventare il 28° Paese Ue, mons. van Luyn sottolinea che “in poco più di 9 anni” il numero di Stati membri “è quasi raddoppiato”. Definendo “promettente” il “forte impulso” dato alla “prospettiva di integrazione di tutti gli Stati della ex Jugoslavia”, richiama la concessione alla Serbia, nelle scorse settimane, dello status di candidato all’adesione, la condizione di candidato della Macedonia e i trattati di pre-adesione firmati con Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Pur riconoscendo che ci vorranno anni prima che tutti questi Paesi possano aderire all’Ue – adesione per la quale è necessario il soddisfacimento di alcune condizioni e il raggiungimento di determinati acquis – mons. van Luyn osserva: “Viene spesso affermato che l’Unione europea come progetto di pace ha smarrito potenza e fascino”, ma “quando guardiamo gli Stati della ex Jugoslavia, l’importanza di questa dimensione appare di nuovo con chiarezza”. L’obiettivo dell’Ue “era ed è quello di superare gli scontri e i conflitti che hanno afflitto e lacerato l’Europa per secoli”. Superare “vecchi antagonismi tra ex nemici ed avversari è stata l’idea di base del progetto di Robert Schuman nel 1950 – prosegue il vescovo -. Uno sguardo all’Europa – più di 60 anni dopo – mostra la sua efficacia e conferma la sua attualità”. Tuttavia, ad avviso di mons. van Luyn, la soluzione degli antichi conflitti e il superamento di secoli di pregiudizio non è scontata “ma rimane ancora un compito” giacché “i toni populisti e nazionalisti nelle elezioni negli ultimi mesi ci ricordano la necessità di rimanere vigili”.Solidarietà e valori comuni. Nel rammentare che i principi guida per gli Stati Ue devono essere “i comuni obiettivi, valori e regole” dell’Unione, il presule mette in guardia dai “vecchi riflessi nazionali del passato” che “minacciano di portare alla ri-nazionalizzazione e alla mancanza di solidarietà” tra i Paesi del continente, e di fronte alla crisi finanziaria invita tutti gli Stati a “compiere sforzi” precisando che un’autentica solidarietà “non confonde l’aiuto con il ‘favore'”. Al tempo stesso “comporta la volontà di contribuire al miglioramento della propria situazione”. Richiamando il Trattato sul meccanismo europeo di stabilità e il Trattato sulla stabilità, la cooperazione e la governance dell’Unione economica e monetaria, firmati rispettivamente il 2 febbraio e il 2 marzo, il presidente Comece fa notare che il dibattito su questi due trattati e sulla loro ratifica “graviterà sempre più intorno all’alternativa tra un nodo europeo più federale e il ripristino del sistema westfaliano di piena sovranità nazionale”. “L’Europa – avverte – si trova di fronte una scelta”.Un’era “del più”. Con riferimento alla crisi del debito, non solo europea, mons. van Luyn sottolinea l’importanza di interrogarsi su ruolo e compito dell’economia nella società e cita le risposte al riguardo di tre autorevoli esperti, secondo i quali “la morale e i valori giocheranno di nuovo un ruolo più importante”. “Stiamo andando verso una ‘era del meno’ fa notare – Quanto prima ci abituiamo, meglio è”. Per il vescovo, una “era del meno” in termini quantitativi potrebbe significare “una grande opportunità per una ‘era del più’ in termini qualitativi: più dignità umana, più spirito di comunità e attenzione al bene comune, un maggiore senso di responsabilità per la deplorevole situazione delle aree più povere del mondo, un impegno determinato a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, più solidarietà verso le generazioni future”. Un riferimento, infine, al 2012 “Anno dell’invecchiamento attivo e della solidarietà internazionale”, tema principale dell’assemblea. Da mons. van Luyn l’auspicio di una riflessione che non si limiti agli anziani, ma che coinvolga nel dialogo anche i giovani: “solo così l’esperienza accumulata dagli anziani può essere trasmessa alle generazioni future”, mentre l’incontro con i giovani può aprire per gli anziani “nuove prospettive”.