LE LINGUE EUROPEE

Tessere di un mosaico

Le parole degli altri: da barriere a luoghi di incontro

L'”Euromosaico” delle lingue è, per tutti gli europei, una grande sfida culturale, economica, sociale, politica. È quanto emerso da una conferenza stampa promossa da Eunic (la Rete europea degli istituti di cultura esteri) il 12 marzo a Roma, presso la Rappresentanza italiana della Commissione europea sul tema: “Europa-Italia: la sfida del multilinguismo”. All’iniziativa hanno partecipato Susanne Hoehn, coordinatrice delle Rete Eunic di Roma, Gian Maria Fara, presidente Eurispes (Istituto di studi politici, economici e sociali), Franco Antonelli, presidente dell’Istituzione biblioteche del Comune di Roma e Raphael Gallus, della Commissione europea. “Se, da un lato – si legge in una scheda di sintesi dell’incontro – nel contesto europeo l’utilizzo della propria lingua è riconosciuto come un diritto fondamentale dei cittadini, dall’altro, non vi è dubbio che la conoscenza delle lingue estere apre delle opportunità e degli orizzonti più vasti di quelli limitati dal proprio ambito nazionale o locale; spinge i cittadini ad aprirsi all’Europa. In tal modo ne rafforza la coesione e l’integrazione”.Multilinguismo come risorsa. La diversità delle lingue è “una risorsa per l’Europa, non un limite, un patrimonio comune”. È su questa base che la Commissione ha deciso di operare per la valorizzazione del multilinguismo, secondo le linee guida di una precisa Comunicazione adottata nel 2010 (Comunicazione Com 2008 del 18 settembre 2008). A seguito del recente allargamento, l’Unione riconosce 23 lingue ufficiali (2007), espresse in 3 Alfabeti, alle quali si aggiungono oltre 60 lingue riconosciute come tali e parlate nelle regioni e da gruppi etnici particolari. Costruire “ponti” e “opportunità”. Sulla base del principio generale dell’Unione, “unità nella diversità”, le politiche puntano a garantire una coesistenza armoniosa tra le varie lingue, a promuovere un “multilinguismo positivo”. La tutela delle lingue, da un lato, e la diffusione della loro conoscenza, dall’altro, possono infatti “servire da ponte verso altre persone e dare accesso ad altri Paesi e culture promuovendo la conoscenza reciproca, migliorare le opportunità nella vita dei cittadini, aumentare l’occupabilità, facilitare l’accesso a servizi e diritti, accrescere la solidarietà, grazie a un maggior dialogo interculturale e una migliore coesione sociale”. I programmi europei. Il lavoro, innanzitutto, perché “la conoscenza delle lingue contribuisce in modo determinante alla eliminazione delle barriere ed alla mobilità di studenti, tirocinanti, lavoratori e giovani imprenditori, incrementando occupazione e sviluppo”. Quindi, l’insegnamento, perché “la conoscenza di un maggior numero di lingue apre nuovi orizzonti conoscitivi”. A tal fine concorrono la qualificazione degli insegnanti, la loro mobilità insieme a quella degli studenti, l’adozione di metodologie efficaci di apprendimento, i partenariati culturali e scolastici. Un altro grande fronte di azione dell’Ue riguarda le nuove tecnologie linguistiche, di informazione e di comunicazione le quali, anche collegate ai servizi di traduzione, sono “essenziali per incrementare la conoscenza delle lingue e il dialogo interculturale”. C’è, infine, il grande ambito della cooperazione con i cittadini e le realtà extraeuropee, legato sia ai fenomeni migratori (almeno 175 nazionalità sono presenti nei confini della Ue, secondo Eurostat), sia ai rapporti sempre più intensi tra la Ue ed i cosiddetti Paesi terzi, con cui l’Unione ha promosso numerose e diverse forme di collaborazione. Ampliare il numero delle lingue conosciute. “Insegnare e conoscere meglio le lingue estere”. A questo impegno prioritario, l’Unione Europea ne ha aggiunto di recente un altro: quello di ampliare il numero delle lingue estere conosciute. L’obiettivo è di “creare le condizioni, con appositi programmi, affinché un cittadino europeo possa arrivare a comunicare con la lingua materna ed in più con altre due lingue estere”. Altra priorità: promuover e salvaguardare i circa 40 milioni di cittadini europei che parlano regolarmente le cosiddette lingue regionali e minoritarie, trasmesse da generazioni. L'”industria delle lingue”. Il Business forum for multilinguism del 2008 ha messo in evidenza i vantaggi economici che la conoscenza delle lingue può apportare soprattutto alle piccole e medie Imprese e il contributo che può venire da chi fornisce servizi di traduzione, di interpretariato, di assistenza, di corsi di lingue professionali per settori ed attività specifiche. L'”Indicatore” europeo delle lingue è uno strumento in via di elaborazione in base ad un importante progetto europeo, Language rich europe, che consentirà sia di valutare l’efficacia delle politiche e delle pratiche di promozione della conoscenza delle lingue in vari ambiti – dal lavoro, alla scuola, al business – sia di costruire una base educativa e dei servizi comuni. È dal 2001 che il 26 settembre di ogni anno, il Consiglio d’Europa e l’Unione europea celebrano insieme una Giornata dedicata espressamente a stimolare nei cittadini l’interesse per l’apprendimento delle lingue estere, dentro e fuori il contesto scolastico. È l’iniziativa European day of languages (Edl) che, per mezzo del Consiglio d’Europa, arriva a coinvolgere i 47 Stati membri, quindi un ambito di azione ben più ampio di quello comunitario in senso stretto.