LOTTA ALLA POVERTÀ
Europa: 42 milioni di cittadini vivono nella miseria
“Volere un’Europa dei cittadini è lavorare verso un’Europa più inclusiva, più democratica, e voi fate parte della soluzione”. Così Staffan Nilsson, presidente del Comitato economico e sociale europeo (Eesc), rivolgendosi ai partecipanti alla dodicesima edizione dell’Université Populaire Européenne du Quart Monde su “Tous citoyens pour une Europe active contre la misère” (Tutti cittadini per un’ Europa attiva contro la miseria), che si è tenuta lo scorso 5 marzo a Bruxelles, presso le sede dell’Eesc. L’Ue si appresta a fare del 2013 un anno “dei cittadini”, e proprio questo è stato il tema dell’incontro promosso dal movimento Atd Quart Monde, Ong internazionale fondata nel 1957 e impegnata nella lotta per i diritti umani con l’obiettivo di garantire l’accesso dei più poveri all’esercizio di questi diritti, e avanzare verso l’eliminazione della povertà estrema. All’appuntamento sono intervenuti membri del Parlamento, rappresentanti dell’Eesc e della Commissione europea, persone che vivono in estrema povertà e attivisti della lotta contro la povertà e l’esclusione. Presenti 120 delegati da Germania, Belgio, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svizzera. In ascolto di tutti i cittadini. “Auspichiamo un ‘Anno europeo della cittadinanza’ in un’Europa che si ponga come obiettivo l’eliminazione della miseria”, afferma Marie-Cécile Renoux, delegata Atd presso l’Ue. In un contesto di crisi, “mentre l’ambizione europea per il 2020 è diminuire la povertà estrema”, occorre riconoscere che “essa impera e che i programmi di austerità colpiscono i servizi sociali e impoveriscono ulteriormente i cittadini”, sottolinea Leila Kurki, presidente sezione Affari sociali dell’Eesc. Oggi nell’Ue si contano 116 milioni di poveri (il 23% della popolazione); di questi, 42 milioni vivono in condizioni di grave deprivazione materiale. Per Isabelle Durant, vicepresidente Parlamento europeo, “è necessario che l’Europa esca dalla sua arroganza, ascolti i suoi cittadini, soprattutto quelli che ancora non ce la fanno, e che il personale amministrativo dell’Ue si formi perché ha dimenticato la vita reale” e “questo è possibile attraverso l’incontro, tentando di comprendersi”. “È fondamentale per i suoi rappresentanti (dell’Ue, ndr) ascoltare le voci delle persone che vivono in povertà. Ogni cittadino dovrebbe essere riconosciuto come agente di conoscenza se vogliamo diritti umani realmente effettivi”, aggiunge Monique Couillard (Belgio). Crisi della conoscenza. A trarre le conclusioni il delegato generale del Movimento internazionale, Eugen Brand, per il quale “di fronte alla crisi che attraversa l’Europa e il mondo, siamo d’accordo nel dire: più Europa” ma occorre chiedersi “più quale Europa?”. Richiamando quanto emerso dalle testimonianze dei delegati nazionali, Brand parla di “non rispetto”, “cittadini di serie B”, e “umiliazioni”, e sottolinea in particolare la “banalizzazione della miseria che maschera lo scandalo più intollerabile: nel XXI secolo in Europa milioni di bambini, giovani e adulti vengono abbandonati, umiliati, disprezzati… non si sentono trattati come esseri umani”; eppure “una vera cittadinanza non può esistere se non fondata sull’indivisibilità dei diritti dell’uomo”. Noi, avverte, “stiamo vivendo una crisi non solo economico-finanziaria, ma anche della conoscenza”. Di qui la richiesta alle istituzioni di Bruxelles di tenere in considerazione “i saperi” dei più poveri e la formulazione di tre proposte. Tre proposte. Anzitutto Brand chiede alla Commissione di “analizzare situazione e attese delle persone, delle famiglie e dei gruppi di popolazione più colpiti” dalla crisi, e “valutare quali siano le reali conseguenze delle politiche europee sulla vita dei cittadini più poveri, coinvolgendo anche questi ultimi e incrociando le intelligenze”. Al Comitato economico e sociale, Brand suggerisce di elaborare, insieme alle persone più coinvolte, un parere su che cosa dovrebbe essere una “cittadinanza europea” basata “sul rifiuto della miseria e sui diritti umani”. Rammentando che l’Ue che ha appena adottato il nuovo patto di bilancio è la stessa che nel 2000 ha adottato una propria Carta dei diritti fondamentali, Brand ne cita il primo articolo sull’inviolabilità della dignità umana e chiede all’Europarlamento di agire presso tutti gli Stati membri “affinché firmino la Carta sociale europea riveduta, e la firmi la stessa Ue”. Nel riaffermare la propria fiducia in un’Europa “capace di gestire una crescita intelligente, sostenibile e solidale (obiettivo della Strategia Europa 2020, ndr)”, il delegato generale di Atd mette in guardia dal rischio di “un’Europa dei diritti umani a due velocità” e sottolinea la necessità di una politica non di “riduzione” ma di “eliminazione della povertà”. “È lì che i più poveri del mondo attendono l’Europa”. Inoltre, conclude, “con l’avvio di questo percorso l’Ue ritroverebbe l’ispirazione dei suoi padri fondatori: la costruzione della pace e dell’armonia tra tutti gli uomini”.