CONSIGLIO UE
Il presidente della Commissione Barroso sui temi del summit
Il presidente della Commissione non ci sta ad alimentare il pessimismo e ricorre al termine “fiducia”, guarda agli “elementi positivi” che si intravvedono in fondo al tunnel della crisi economica, parla di risultati raggiunti, per quanto parziali, per contenere l’instabilità finanziaria e, quindi, insiste sulle azioni per la crescita. José Manuel Barroso è in prima linea da tre anni per contrastare la recessione, anche se non tutte le iniziative del suo collegio sono state efficaci e altre non sono state recepite dai 27 Stati membri, oppure lo sono state solo a parole. In occasione del Consiglio europeo dell’1 e 2 marzo, le cui conclusioni appaiono piuttosto scontate, decide di parlare a ruota libera…Rigore e sviluppo. “Il nostro impegno deve essere indirizzato a conciliare la competitività economica con il rispetto dei diritti economici e sociali. L’ho affermato in questi giorni incontrando” i rappresentanti dei sindacati europei e delle organizzazioni datoriali per preparare il summit sociale tripartito che, come consuetudine, precede il Consiglio europeo. Barroso lancia un messaggio ai sindacati dei lavoratori (Etuc-Ces) che a Bruxelles come in varie altre città europee hanno manifestato il 29 febbraio a favore di misure per la crescita e il lavoro e contro i tagli apportati in molti Stati Ue in ragione delle difficili situazioni di bilancio. “Ho avuto una eccellente discussione con i sindacati europei. Ciò che intende fare la Commissione è rafforzare il dialogo sociale, ma questo deve avvenire anche in ciascuno dei Paesi dell’Unione”. “Intendiamo conservare il modello sociale europeo aggiunge Barroso – e per questo occorre riformarlo. Come Commissione insistiamo tantissimo sulla urgenza di iniziative per la crescita accanto a quelle, già assunte, per la riduzione del debito e la disciplina di bilancio”. Secondo il capo dell’Esecutivo, in definitiva “stabilità e crescita devono procedere insieme”.Diversi messaggi. Pensando al Consiglio europeo che ha portato a Bruxelles i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione per analizzare i nodi economici e finanziari, e guardando oltre tale appuntamento, Barroso lancia vari altri messaggi: torna a sottolineare la necessità di introdurre la tassa sulle transazioni finanziarie (“per una migliore ripartizione dei sacrifici” connessi alla crisi in atto), si dice favorevole ai project bond (“per sostenere gli investimenti” per infrastrutture, trasporti, banda larga…), è “favorevole al rafforzamento dei firewall”, i fondi salva-Stati (transitorio, Efsf; permanente, Esm). È invece contrario – ma sembra quasi aggiungere “per il momento” – alla creazione di una specifica responsabilità, all’interno della Commissione, per seguire gli sviluppi della situazione in Grecia: l’ultima voce autorevole a chiedere un commissario ad hoc per marcare stretto Atene era giunta dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.Europa 2020. Circa il dibattito all’ordine del giorno del vertice dei Ventisette, il capo dell’Esecutivo afferma che le priorità indicate dal Consiglio straordinario del 30 gennaio disoccupazione giovanile e sostegno alle piccole e medie imprese “non sono cambiate”. Forse Barroso, chiacchierando con una certa informalità, fa capire che alcuni governi farebbero meglio ad agire con riforme strutturali e a cercare strade concrete per sostenere il rilancio delle attività produttive, per riformare il mercato del lavoro e i sistemi previdenziali, per dare una speranza ai tanti, troppi (oltre 5 milioni) giovani senza impiego. Già il 27 febbraio il politico portoghese aveva chiarito le sue posizioni sugli argomenti del summit con una inconsueta lettera di nove pagine. Il ragionamento appare relativamente semplice, o almeno coerente: sono state assunte tante azioni per rimettere progressivamente in ordine i debiti e i disavanzi degli Stati Ue (“che ora devono far seguire i fatti”); le previsioni economiche lasciano presagire una ripresa nella seconda metà dell’anno; l’industria “comincia a credere alla possibilità di crescere”; e allora bisogna tornare ai grandi obiettivi della strategia Europa 2020, fra cui la creazione di posti di lavoro, l’innovazione e la competitività, la ricerca e la formazione, la lotta all’esclusione sociale. Serbia, Irlanda… Sulla concessione alla Serbia dello status di Paese candidato dichiara: “Mesi fa la Commissione si era espressa a favore di questa ipotesi. La Serbia lo merita perché ha rispettato gli impegni che si era assunta nei confronti dell’Unione”. La decisione in merito spetta però al Consiglio dei capi di Stato e di governo, che si devono esprimere all’unanimità: “A mio avviso replica – il Consiglio dovrebbe procedere in questa direzione”. Ancora una domanda: è preoccupato per il fatto che l’Irlanda sottoporrà la ratifica del trattato “fiscal compact” a un referendum popolare? “Ogni Paese è la risposta diplomatica decide come ratificare il trattato” a casa propria. “Di sicuro il fiscal compact è un trattato che va incontro anche agli interessi irlandesi”.