Animali e vegetali esotici, minaccia per l’ambienteSi va da animali inconsueti come la rana toro americana alle oche del Canada, a vegetali particolarmente infestanti che prendono il sopravvento su quelli “indigeni”, come l’alga marina Caulerp o il “poligono” del Giappone, pianta ornamentale introdotta da lungo tempo dall’estremo Oriente. Si calcola che siano 11mila le specie esotiche presenti oggi nell’ambiente naturale europeo, “e di queste una percentuale che varia dal 10 al 15% è divenuta invasiva”. Queste “specie esotiche invasive”, sia animali che vegetali, possono portare a gravi squilibri ambientali e rappresentare un pericolo per la salute pubblica, oltre a “danneggiare le colture e gli allevamenti e avere gravi conseguenze economiche”. La Commissione europea sta dunque valutando “diverse modalità per arginare il problema, anche mediante un nuovo strumento legislativo specifico” e ora lancia una consultazione on-line “al fine di ricevere pareri sul modo più efficace per affrontare la questione”, che proseguirà fino ad aprile. Entro la fine dell’anno la Commissione “presenterà spiega il commissario Janez Potocnik – una proposta che terrà conto dei risultati di tale consultazione”. “Il costo dei danni causati da specie invasive al nostro capitale naturale è valutato a 12 miliardi di euro ogni anno”, puntualizza Potocnik. “È giunto il momento di trovare una risposta politica efficace a questa crescente minaccia”.Partenariati: invecchiamento attivo, agricoltura, materie primeRafforzare la collaborazione tra Ue e Stati membri, tra soggetti pubblici e privati, per creare “un’azione incisiva allo scopo di affrontare tre sfide principali della nostra società, in settori di cruciale importanza per la crescita e l’occupazione”: la fornitura di materie prime, un’agricoltura sostenibile e l'”invecchiamento attivo e in buona salute della popolazione”. È quanto propone la Commissione Ue istituendo tre specifici partenariati, con l’intento, in ultima istanza, di “migliorare la qualità della vita e la posizione dell’Europa quale leader mondiale”. Il primo partenariato è quello sulle materie prime, il secondo concerne la sostenibilità e la produttività dell’agricoltura; viene poi proposto “un piano d’azione quadriennale per il partenariato europeo per l’innovazione sull’invecchiamento attivo e in buona salute”. I partenariati sono presieduti dalla stessa Commissione e devono predisporre piattaforme comuni per l’azione in tutta l’Unione; sono invitati a partecipare i ministri rappresentanti degli Stati membri, alcuni componenti dell’Europarlamento, industriali, ricercatori, la società civile e altre parti interessate. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, scende in campo personalmente e afferma: “Dobbiamo innovare per riportare l’Europa verso la crescita e l’occupazione. I partenariati europei abbatteranno le divisioni, elimineranno le strozzature e faranno sì che i nostri sforzi siano imperniati su risultati importanti per i nostri cittadini e le nostre imprese”. La fornitura di materie prime è ritenuta “vitale per l’industria di punta moderna”, ma si tratta di un “aspetto sempre più problematico. Al fine di aumentare la produzione propria dell’Europa, la proposta di istituire un partenariato europeo per l’innovazione sulle materie prime farà convergere gli sforzi a vantaggio della ricerca, della prospezione e della trasformazione delle materie prime”. Ad esempio si stima che il valore delle risorse minerali europee “non sfruttate a una profondità di 500-1.000 metri sia di circa 100 miliardi di euro. Sviluppando nuove tecnologie si potrà estrarre più in profondità, nelle zone più remote e in condizioni estreme”.Commercio al dettaglio e utilizzo delle risorse”I commercianti al dettaglio sono in una posizione privilegiata per favorire l’uso efficiente delle risorse: essi possono influenzare la sostenibilità ambientale della filiera di approvvigionamento e promuovere il cambiamento nel comportamento dei consumatori”. Janez Potocnik, commissario Ue per l’ambiente, ha presentato nei giorni scorsi la relazione annuale dello European Retail Forum for Sustainability, dal quale “emerge che i commercianti al dettaglio sono più attivi che mai nel loro impegno nei confronti dell’ambiente”. Gli esercenti presenti nel forum, creato nel 2009, si impegnano ad “attuare specifiche azioni ambientali per contribuire alla sostenibilità dei consumi e all’efficienza delle risorse”, a partire dalla produzione dei beni, passando per la distribuzione, la logistica, gli imballaggi, il risparmio energetico, l’induzione a certi tipi di consumi piuttosto che altri. La relazione evidenzia alcuni casi specifici: il gruppo Metro “ha messo a punto un programma di formazione destinato ai fornitori per i Paesi emergenti e in via di sviluppo”; invece Auchan “ha risparmiato quasi 10mila tonnellate di materiale da imballaggio”; Mercadona “ha eliminato l’80% dei sacchetti di plastica monouso in 150 punti vendita”. Dal canto suo Tesco Uk ha “raggiunto l’obiettivo di non inviare rifiuti in discarica”, mentre Inditex “ha ridotto del 42% il consumo medio di energia elettrica in 840 punti vendita”.