POLONIA

Più presenti e più visibili

Il card. Kazimierz Nycz (Varsavia) sui cattolici nel suo Paese e in Europa” “

Crisi economica, tendenza dell’Europa a relegare la religione nella sfera privata, le questioni etiche della vita umana. Di questo il card. Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, parla con Anna Kowalewska (Sir Europa). “Non possiamo permettere – dice -, come è successo negli ultimi anni che l’Europa, nata dal cristianesimo, si vergogni della croce o di altri segni cristiani”. Il cardinale è stato nominato arcivescovo di Varsavia il 3 marzo 2007 e nel concistoro del 20 novembre 2010 Benedetto XVI lo ha elevato al rango di cardinale con il titolo presbiterale di Santi Silvestro e Martino ai Monti.La Polonia quest’anno dovrebbe avere la migliore crescita economica (+2,5% del Pil) fra tutti i Paesi Ue. Ciò nonostante, la crisi si fa sentire anche a Varsavia. Quale potrebbe essere il contributo della Chiesa al risanamento dell’economia?”Benedetto XVI lo ripete instancabilmente. Lo ha detto nell’enciclica ‘Caritas in veritate’ ma lo ha poi ricordato molte altre volte: la radice di molte delle crisi moderne, non solo quelle economiche o finanziarie, sta nell’abbandono della profonda fede in Cristo. La fede non è più una fonte d’ispirazione del nostro operare quotidiano. In Europa, finché tutto andava bene, sembrava che bastassero l’integrazione politica, economica e anche militare. Ma non appena sono comparse le prime difficoltà, gli slogan sulla solidarietà tra i popoli, sull’aiuto reciproco, lo stesso principio di sussidiarietà, hanno perso la loro concretezza. Ognuno ha chiuso la porta della propria casa e pensa solo a se stesso. Oggi quindi è ben visibile che non siamo riusciti a costruire un’Europa unita poiché sono mancate le fondamenta dei valori e soprattutto dei valori che hanno le loro radici nel cristianesimo. Non si possono risolvere i problemi o le crisi della civiltà atlantica, della democrazia né dell’economia se non si ritorna ai valori. E tra quei valori ci sono anche l’ascesi e la capacità di condividere con altri ciò che si possiede che è il contrario dell’avidità”.In quale modo la Chiesa può incoraggiare le istituzioni europee perché prendano in considerazione nelle loro decisioni i principi etici?”Occorre incoraggiare tutti i tentativi volti a promuovere una vasta discussione con il mondo contemporaneo: al livello delle Conferenze episcopali di vari Paesi e della Santa Sede. La Chiesa inoltre ha il compito di formare i cristiani affinché mettano in pratica il Magistero e non accettino che la religione sia relegata soltanto alla sfera privata”. Si riferisce al mancato accenno nella Costituzione europea alle radici cristiane fortemente sostenuto sia dalla Chiesa che dalle Autorità polacche? “In tutto quello che si fa anche come professionisti e come politici, bisogna sempre ricordarsi di essere cristiani. È pericolosa la tendenza al respingimento della religione nella sfera privata. Oggi è comodo limitare la propria religiosità alla sfera privata mostrandosi come laico o addirittura ateo. È certo più difficile essere presenti nel mondo, nella vita sociale e lavorativa, nella famiglia, nella politica attraverso la testimonianza di vita cristiana. Perché allora bisogna far vedere che non solo a parole si professa la propria fede, non solo si conosce il Magistero della Chiesa ma si cerca quotidianamente di vivere secondo tali precetti. Sarebbe però contrario allo spirito del Concilio Vaticano II se cedessimo alle limitazioni imposte a volte ai cattolici o se coscientemente nascondessimo la nostra fede. Non possiamo permettere, come è successo negli ultimi anni che l’Europa, nata dal cristianesimo, si vergogni della croce o di altri segni cristiani. Come è stata raccontata dai media la difesa della croce in Italia? Della sentenza di primo grado che vietava l’esposizione della croce, tutti i media hanno parlato moltissimo mentre quando in secondo grado la sentenza è stata ribaltata, i media hanno taciuto in quanto il verdetto non era in linea con il mondo contemporaneo”.Il bene non è solo opera dei cattolici, dei cristiani. Qual è oggi la differenza, in questo, tra cristiani e non cristiani? “In tutti gli ambiti in cui il bene è fatto dai credenti e dai non credenti, i cattolici dovrebbero avere un motivo in più per fare meglio, per andare più in profondità. Occorre che il cattolico con il suo agire faccia sì che gli altri si domandino: da dove viene quella sua convinzione, quella forza di fare del bene. D’altro canto ci sono ambiti dove i cattolici devono essere presenti per dare testimonianza. Per esempio, la nostra presenza è imprescindibile là dove si decide del valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale, delle questioni relative all’eutanasia e all’aborto e di tutte le altre questioni legate alla bioetica. Poiché questi problemi non sono solo cristiani ma umani, i cattolici devono essere in prima linea”.