CONSIGLIO D'EUROPA
Una strategia quadriennale per la tutela dei minori
“I bambini sono titolari di diritti come gli adulti. Anzi, in quanto esseri deboli e indifesi, i loro diritti fondamentali debbono essere maggiori”. Ad affermarlo il Consiglio d’Europa che il 15 febbraio ha adottato un piano quadriennale (2012 – 2015) per la tutela dei minori. La strategia, che si inserisce nell’ambito del programma “Building a Europe for and with children” lanciato nel 2006, mira ad eliminare qualsiasi forma di violenza nei loro confronti e a promuoverne e garantirne i diritti; è il risultato di ampie consultazioni con governi, parlamentari, importanti organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile, e si basa anche su indagini e consultazioni con i minori stessi. L’organismo di Strasburgo intende inoltre fornire indicazioni e consigli ai 47 Stati membri per aiutarli a colmare le lacune esistenti tra le leggi e la loro concreta applicazione. Gli obiettivi. Quattro gli obiettivi della strategia. Anzitutto “promuovere servizi e sistemi a misura di minore” (nell’ambito della giustizia, della sanità e dei servizi sociali); quindi “eliminare ogni tipo di violenza perpetrata contro i minori” (inclusa quella sessuale, la tratta di essere umani, le punizioni corporali e la violenza nelle scuole). Il piano intende inoltre “garantire i diritti dei minori in situazioni di vulnerabilità” (disabili, in detenzione, minori residenti in istituti per l’infanzia, immigrati o rom), e promuovere la loro partecipazione. Nel perseguimento di tali obiettivi, il Consiglio d’Europa intende proseguire rafforzare la cooperazione con l’Ue, il Crc (Comitato per i diritti del minore) delle Nazioni unite, l’Unicef, Ong, istituzioni accademiche e enti di ricerca.Che cosa chiedono i bambini. Dalle consultazioni svolte con i minori emerge la loro “diffidenza” nei confronti dei servizi pubblici e dei sistemi con cui entrano in contatto. I ragazzi, si legge nel documento che illustra la strategia quadriennale, chiedono di “essere trattati come individui”, e desiderano “contatti con gli operatori basati su fiducia e rispetto reciproci”. Riferiscono che “spesso non sanno dove andare per chiedere aiuto”, lamentano scarsa informazione sulle procedure che li riguardano e il fatto di non essere spesso “ascoltati o presi sul serio dagli operatori”. In particolare, sono diffusi tra le vittime di abusi il timore di “non essere credute” dagli operatori o la sensazione che il loro racconto venga “sottovalutato”. Per quanto riguarda la violenza (secondo obiettivo), i ragazzi affermano di non sentirsi “adeguatamente protetti”, soprattutto da bullismo, punizioni corporali, abuso sessuale. E questo in famiglia, a scuola, nei servizi di cura e nei social network. In generale, premette la strategia CdE con riferimento al terzo punto, “i bambini non amano essere etichettati come membri di un ‘gruppo vulnerabile’. Preferiscono essere trattati con rispetto come individui”. I minori in stato di detenzione sono preoccupati per dover condividere il proprio spazio con delinquenti adulti, per non “sentirsi preparati a reintegrarsi nella comunità” e per la lentezza dei procedimenti giudiziari. Richiedenti asilo e minori non accompagnati descrivono le procedure cui si devono sottoporre “stressanti e traumatiche”, e si sentono vittime di “pregiudizi diffusi e discriminazione”. Infine, circa l’ultimo obiettivo, i ragazzi si sentono “esclusi dalla vita civile e dalle decisioni su temi importanti che riguardano la loro vita”, in particolare “il collocamento al di fuori della famiglia, l’istruzione e i trattamenti sanitari”. Situazione ancora più grave per gli appartenenti ai “gruppi vulnerabili”.Le risposte. Il Consiglio d’Europa si impegna a sostenere lo sviluppo di servizi e sistemi a misura di minore, “rispettosi, efficienti, affidabili e responsabili, con una particolare attenzione ai bambini in situazioni vulnerabili”. In conformità con le proprie linee guida per una giustizia a misura di bambino, il programma fornirà “sostegno agli Stati membri nella revisione delle loro legislazioni nazionali, politiche e procedure”. Essenziale inoltre la promozione di misure volte a far sì che le politiche sanitarie nazionali considerino i diritti dei bambini come “principio guida” nella pianificazione, realizzazione e monitoraggio dei servizi sanitari loro dedicati; nonché la garanzia di “accesso equo a cure di qualità, senza discriminazioni”. Particolare attenzione va riservata ai “servizi integrati per bambini con bisogni speciali”. Per quanto riguarda l’eliminazione di violenza e tratta, l’organismo di Strasburgo richiama la propria campagna “One in five” (Uno su cinque) e chiede “tolleranza zero” attraverso l’attuazione degli altri suoi strumenti e convenzioni al riguardo. Per informare e sensibilizzare sul grave fenomeno, il CdE annuncia l’intenzione di istituire entro il 2014 una “Giornata europea contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori”. La tutela dei ragazzi detenuti, migranti, rom, con particolare attenzione per le ragazze, è un’ulteriore priorità.