EDITORIALE
Fiducia nell’Ue pur con qualche riserva
La maggior parte degli studi sembrano suggerire che gli scozzesi sono più aperti all’Europa e agli ideali dell’Unione europea rispetto a cittadini di altre parti del Regno Unito e sembra probabile che i cattolici siano il gruppo più positivo di tutti, nel loro atteggiamento verso l’Unione europea, essendo in fondo una comunità di immigrati con radici soprattutto in Irlanda ma anche in Italia, Polonia e altre nazioni europee.I cattolici in Scozia, in generale, hanno simpatia per l’Europa, per l’idea di relazioni economiche e culturali strette con altri Paesi europei e per il concetto di Scozia e del Regno Unito come parte dell’Europa, nel senso più ampio possibile della parola.I cattolici scozzesi riconoscono ed apprezzano che la storia e la cultura dell’Europa è stata formata, in modo radicale, dal cristianesimo cattolico e, per questa ragione, sentono ancora un legame di fede con la maggior parte dell’Europa continentale. Naturalmente Roma, come sede di Pietro e dei suoi successori, i vescovi di Roma, sarà sempre vicina ai cuori dei cattolici scozzesi.La Chiesa cattolica in Scozia vorrà sempre avere il suo posto negli scambi che avvengono tra l’Unione europea e le Chiese degli Stati membri e, per questo motivo, vogliamo mantenere una voce nella Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea). Questo sarà forse particolarmente importante negli anni futuri, quando vi sarà un referendum sul futuro costituzionale della Scozia che avrà un impatto non soltanto sui rapporti del nostro Paese con l’Inghilterra, ma anche con il resto dell’Unione europea.La Chiesa cattolica, in Europa, è stata ben servita dalla decisione di avere una rappresentanza a Bruxelles, attraverso la Comece, e quel lavoro di costruire ponti, stabilire dialogo e ospitare eventi e lezioni viene valutato positivamente, sia dai vescovi che dai parlamentari.I cattolici, in Scozia, hanno generalmente accolto bene i legami politici più stretti con l’Europa, che vennero avviati quando il Regno Unito è entrato nell’Unione europea. Un’unione a cui hanno guardato con ottimismo. Comunque, col passare del tempo, insieme con altri scozzesi, forse influenzati da una stampa in qualche modo euroscettica, sono diventati incerti sul fatto che le istituzioni europee hanno troppa influenza, anche di natura legale, sugli affari locali; vedono il Parlamento europeo e la burocrazia di Bruxelles come remote e staccate dalla Scozia; non capiscono perché i tribunali europei debbano avere forza legale in Scozia e guardano, con crescente allarme, alle difficoltà economiche dell’Eurozona. In comune con tutti gli scozzesi i cattolici del Paese, essendo stati una volta aperti all’idea di una moneta comune con l’Europa, sono forse oggi più nervosi alla possibile perdita di valore.(*) vescovo di Paisley (Glasgow)