REPUBBLICA CECA
Intervista con il card. Duka (Praga)
Tra i nuovi cardinali creati da Benedetto XVI c’è anche il presidente della Conferenza episcopale ceca, l’arcivescovo di Praga, Dominik Duka. La corrispondente di SIR Europa (Bratislava), Danka Jaceckova, lo ha intervistato sulla vita della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca.I risultati provvisori del Censimento 2011 hanno mostrato che circa 1/3 degli abitanti affermano di non avere alcun credo religioso e quasi la metà della popolazione ha ignorato la domanda riguardante la loro fede. Circa il 10% si sono dichiarati cattolici. Come potrebbe commentare questi dati?”Sappiamo che 3,8 – 3,9 milioni degli attuali abitanti della Repubblica Ceca sono stati battezzati nella Chiesa cattolica romana. Circa un milione di persone mettono in pratica la loro fede nella vita quotidiana e hanno risposto positivamente alla nostra raccomandazione di confessare la loro fede religiosa. Il fatto che la maggior parte dei battezzati non rivendichino la loro appartenenza alla Chiesa cattolica ha radici nel XX secolo, il periodo di quello che potremmo definire il ‘genocidio’ della Chiesa cattolica. Dopo la prima guerra mondiale, 1/4 dei cechi si convertì alla Chiesa hussita cecoslovacca. Dopo la seconda guerra mondiale, in seguito alla deportazione dei cittadini di nazionalità tedesca, abbiamo perso un altro quarto, seguito da due ondate di emigrazione nel 1948 e nel 1968. Venne messa in atto un’ateizzazione forzata che ottenne l’effetto di intimidire molte persone e di farle smettere di praticare la loro fede. Io stesso appartengono alla più giovane generazione dei perseguitati. Questi sono i fatti che dobbiamo prendere in considerazione. Un altro problema è causato da basso tasso di natalità. I dati effettivi del censimento indicano due cose: che il numero dei cattolici praticanti in realtà è in aumento e che la relazione tra i cattolici battezzati non praticanti e il nucleo della Chiesa si è indebolita. Questo riflette una certa tendenza della nostra Chiesa a chiudersi, una sorta di sforzo insufficiente verso l’evangelizzazione e la dimensione missionaria”.Quali sono i progetti della Chiesa cattolica rispetto a questi fatti?”Abbiamo due compiti principali. Il primo è associato a una riforma radicale della catechesi, poiché fra tutti i Paesi post-comunisti abbiamo la più bassa presenza nelle scuole. Il secondo compito molto importante riguarda la formazione delle nuove vocazioni e le questioni familiari. La politica familiare richiede un sostegno più intenso da parte delle istituzioni, Chiesa cattolica compresa”.La Repubblica Ceca è considerata uno dei Paesi più secolarizzati d’Europa…”Sì, è uno dei miti. In effetti, la Repubblica Ceca è molto meno secolarizzata dell’Olanda, del Belgio, dei Paesi scandinavi o degli Stati baltici, ad eccezione della Lituania. Questa è una realtà che dobbiamo accettare. La secolarizzazione della Repubblica Ceca, come ho detto, non è una questione degli ultimi 20 anni, risale a molto prima. Se viaggio per l’Europa e guardo quanto vengono visitate le chiese in Germania, in Olanda, in Belgio e nella Repubblica Ceca, non ho l’impressione di vivere in un Paese secolarizzato”.Il dibattito sul concordato per il conflitto concernente la proprietà tra lo Stato e le Chiese nella Repubblica Ceca è alla stretta finale. Quali sono i fatti fondamentali riguardo a questa questione?”La proposta di legge parla di una compensazione parziale e di un concordato per il conflitto concernente la proprietà. Deve soddisfare le esigenze di chi vuole che le Chiese non siano finanziate dal bilancio statale. Le Chiese, infatti, non sono finanziate direttamente dal bilancio, anche se il denaro passa attraverso quest’ultimo. Il reddito derivante dalle proprietà confiscate dal regime comunista dopo il 1948 è pari a 4,5 miliardi di corone ceche per l’intera società. Le Chiese e le comunità religiose utilizzano 1,5 miliardi di questa somma, il resto (3 miliardi) va al bilancio comune, portando beneficio a tutti. Noi garantiamo che nessun ateo o non cattolico debba pagare per le spese delle Chiese. La legge stabilisce la compensazione in due parti. La prima riguarda la restituzione dei beni in possesso dello Stato (soprattutto foreste e terreni). Le proprietà che non possono essere restituite nella loro forma originale saranno oggetto di una restituzione finanziaria durante i 30 anni successivi. Il finanziamento continuo delle Chiese durerà 17 anni, con una graduale diminuzione del contributo dello Stato pari al 5% ogni anno. Volendo guardare la situazione generosamente, i circa 60 miliardi di corone ceche che devono essere versati alle Chiese, dovrebbero essere calcolati in modo appropriato. Attualmente, le Chiese ricevono l’1 dal bilancio dello Stato. In virtù della concomitanza tra compensazione e finanziamento parziale, si arriverà al 2,5 l’anno. Occorre rendersi conto che non si tratta di un dono per le Chiese, ma di uno scambio reciproco per la proprietà. La proposta di legge è stata approvata dal governo della Repubblica Ceca e alla fine di gennaio è stata trasmessa in seconda lettura al Parlamento”.Come vede la posizione e il contributo della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca nell’ambito della comunità ecclesiale d’Europa?”Su questo punto sarei più modesto. La nostra posizione non è più buona come ai tempi dei Santi Cirillo e Metodio, di Re Carlo IV o dell’imperatore Rodolfo II. Penso che siamo diventati parte dell’Europa, e lo status di Praga e la presenza della tradizione di Velehrad rappresentano un certo richiamo per la comunità europea, per la Chiesa europea, nel senso di una presenza di un altro aspetto di quei ‘polmoni’, tanto necessari per la vita dell’Europa. Anche se, sulla base del cristianesimo latino, noi apparteniamo più al lato occidentale che al lato orientale di quei polmoni”.