UE-GRECIA

Mano tesa verso Atene

Dall’Eurogruppo via libera al prestito da 130 miliardi

I sacrifici non saranno solo greci, ma europei. Per salvare Atene dal default l’Eurogruppo, assistito da Fmi e Bce, ha approvato nella notte tra il 20 e il 21 febbraio il secondo piano di aiuti: si tratta dei 130 miliardi a lungo promessi, che si vanno ad aggiungere ai quasi 110 miliardi già stanziati nel corso di una crisi che ha colpito tutta l’Ue, ma in particolare il Paese mediterraneo. L’Europa comunitaria e i suoi Stati membri faranno la loro parte, i cittadini greci subiranno pesanti costi sociali, ma anche banche creditrici e risparmiatori di mezzo continente dovranno rinunciare a una parte dei soldi investiti nei titoli ellenici. Prestito e rigore. “L’Eurogruppo accoglie con favore l’accordo raggiunto con il governo greco su un pacchetto politico che costituisce la base per il programma successivo”. Inizia con queste parole il documento finale dell’Eurogruppo che sancisce il nuovo intervento di salvataggio finanziario per la Grecia. I 17 Paesi della moneta unica, assieme a Fondo monetario internazionale (che preciserà in marzo il proprio intervento) e Banca centrale europea, hanno stabilito di far giungere i 130 miliardi necessari per evitare il default. Il primo intervento riguarda i 14,5 miliardi per rimborsare il 20 marzo una tranche di titoli in scadenza. “L’accordo – ha affermato Jean-Claude Junker, presidente dell’Eurogruppo – garantisce la permanenza della Grecia nell’Eurozona e le dà il tempo di tornare su un percorso di crescita sostenibile”. Al contempo è stata decisa la presenza permanente della troika ad Atene per controllare le azioni del governo al fine di ridurre il debito (dal 163 al 120,5% del Pil in 8 anni), oltre all’abbassamento da parte degli Stati creditori dei tassi di interesse verso la Grecia, e a nuovi sacrifici per i detentori di titoli del debito greco (riduzione del valore nominale). Rispettare gli impegni. Il premier Lucas Papademos si è detto “molto soddisfatto” dell’accordo; ha osservato che la sua “piena attuazione” dipenderà dalla capacità di Atene di rispettare i tagli e attuare le riforme pretese dall’Ue. “Sono convinto che il governo che si insedierà dopo le elezioni” che si svolgeranno ad aprile in Grecia “sarà ugualmente impegnato a rispettare appieno il programma, nell’interesse del popolo greco”. Commenti relativamente positivi anche dagli altri governi dell’Eurozona, benché alcuni Stati, in primis Paesi Bassi e Finlandia, abbiano mostrato titubanze per questo ulteriore passo, temendo di dover pagare un prezzo troppo salato e non fidandosi di Atene per quanto riguarda il rispetto delle regole concordate. Il commissario agli affari monetari, Olli Rehn, ha spiegato: “Gli Stati dell’Eurozona hanno deciso di partecipare al secondo programma per la Grecia abbassando gli interessi sui prestiti concessi ad Atene”, rimarcando così la buona disponibilità e responsabilità mostrata verso Atene. Del resto tutti i ministri finanziari concordavano che il costo del fallimento della Grecia sarebbe stato imprevedibile, foriero di esiti rischiosissimi sia per la moneta unica sia per l’integrazione comunitaria. Le prossime tappe Ue. La questione greca è poi rimbalzata all’Ecofin (ministri finanziari dei 27) dello stesso 21 febbraio; della situazione economica e finanziaria si tornerà a parlare il 23 febbraio, quando lo stesso Rehn renderà note le Previsioni economiche intermedie, e il 1° e 2 marzo durante il Consiglio europeo. Sempre sul fronte economico, a Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, e a José Manuel Barroso, capo della Commissione, è giunto un documento, sottoscritto da 12 Stati membri (escluse Germania e Francia) che chiedono azioni urgenti e condivise sul fronte della crescita e della competitività. L’iniziativa – che vede tra i firmatari i governi di Regno Unito, Polonia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Repubblica ceca, Svezia – vorrebbe dar corpo agli impegni assunti dal Consiglio europeo del 30 gennaio con la dichiarazione finale sulla crescita e l’occupazione. Otto punti per la crescita. “La crisi che affrontiamo è anche una crisi di crescita”, si legge nella lettera recapitata alle istituzioni di Bruxelles. Seguono otto proposte operative che, senza particolari aggravi di bilancio, dovrebbero aiutare il rilancio del sistema economico europeo nel suo complesso. I punti segnalati sono: completamento e sviluppo del mercato unico; mercato unico digitale; politica energetica; creazione dell’area europea della ricerca; accordi commerciali internazionali; riduzione degli oneri amministrativi Ue gravanti sulle imprese; riforma del mercato del lavoro (per creare occupazione, soprattutto per i giovani, le donne e i lavoratori anziani); costruzione di un settore finanziario forte, dinamico e competitivo. Tale documento, che secondo i promotori non sarebbe in contrasto con le linee sinora indicate da Germania e Francia per il rilancio economico, è inteso come un contributo alla discussione in vista del Consiglio Ue di inizio marzo.