COMMISSIONE UE

Per l’economia e la società

Argomenti diversi ma unico l’impegno istituzionale

Innovazione e competitività, ma anche interventi a carattere solidale, sociale e culturale realizzati dalle "fondazioni". Nei giorni scorsi la Commissione Ue si è occupata di due argomenti molto diversi tra loro, che però confermano la molteplicità di interessi, obiettivi, azioni che vengono trattati in sede comunitaria.L’Europa arranca. Il 7 febbraio l’Esecutivo ha presentato il Quadro valutativo Ue dell’innovazione, riferito al 2011, che pone la Svezia al primo posto in Europa grazie alla valorizzazione di tre fattori determinanti: le risorse umane, i finanziamenti pubblici, gli investimenti delle imprese. Il Quadro Ue segnala poi qualche miglioramento a livello comunitario in questo ambito, ma anche un complessivo ritardo dell’Europa rispetto ad altri competitori globali come Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Nel loro insieme, però, i 27 risultano tuttora in vantaggio in questa speciale "classifica" fondata su 24 indicatori di base, nei riguardi di Cina, Brasile, India, Russia, Sud Africa. Benché la Cina, mettono in guardia gli esperti, stia guadagnando terreno. All’interno dei confini comunitari, dopo il primo posto della Svezia, si evidenziano i risultati eccellenti di Danimarca, Germania e Finlandia. Tra i fattori considerati per determinare la capacità di innovazione economica e commerciale di un Paese figurano: la preparazione e valorizzazione delle risorse umane, la presenza di "sistemi di ricerca aperti, di eccellenza e attrattivi", i fondi pubblici e privati indirizzati all’innovazione, le innovazioni di processo e di prodotto nel settore privato, l’occupazione. "Generare eccellenza". "Vi è urgente bisogno di un’area europea della ricerca" applicata, in grado di "stimolare la competizione, generare più eccellenza e attrarre e trattenere i migliori talenti a livello globale", ha commentato Máire Geoghegan-Quinn, commissaria irlandese per la ricerca e l’innovazione. Lo studio della Commissione Ue chiarisce: "I Paesi in cima alla classifica per l’indicatore composito dell’innovazione sono tutti caratterizzati da solidi sistemi nazionali di ricerca e di innovazione in cui l’attività economica e la collaborazione fra pubblico e privato rivestono un ruolo essenziale". Secondo tale Quadro valutativo, dopo i primi quattro Paesi "leader dell’innovazione, seguono una serie di situazioni differenziate. I "Paesi che tengono il passo" sono Belgio, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Lussemburgo, Irlanda, Francia, Slovenia, Cipro ed Estonia, i quali "presentano risultati che si avvicinano alla media dell’Ue27. Quindi gli Stati definiti "innovatori moderati", con esiti inferiori alla media comunitaria: Italia, Portogallo, Repubblica ceca, Spagna, Ungheria, Grecia, Malta, Slovacchia e Polonia. Infine i "Paesi in ritardo", cioè Romania, Lituania, Bulgaria e Lettonia, i cui risultati "sono molto inferiori alla media Ue". Fondazioni europee. "Dobbiamo sostenere e incoraggiare il mirabile lavoro delle fondazioni a favore dei cittadini europei. In particolare, occorre eliminare gli ostacoli che frenano le attività transfrontaliere in ambiti come la ricerca, la salute e la cultura". Michel Barnier, commissario responsabile del mercato interno, ha invece presentato l’8 febbraio una proposta dell’Esecutivo per uno "statuto della fondazione europea", in modo da "rendere più facile per le fondazioni sostenere le cause di pubblica utilità in tutta l’Unione". Riconosciuto dunque il valore sociale e culturale delle fondazioni che operano nei diversi Stati comunitari, si vorrebbe istituire un’unica forma giuridica europea", denominata appunto "fondazione europea", che sarebbe identica in tutti gli Stati membri. La fondazione europea coesisterebbe con le fondazioni nazionali e l’acquisizione di tale status sarebbe volontaria, apportando però dei vantaggi burocratici, fiscali, di "visibilità" e operatività su tutto il territorio comunitario. Superare le barriere. Le fondazioni – ha specificato Barnier – perseguono obiettivi di pubblica utilità in generale, "svolgendo attività incentrate su ambiti importanti per i cittadini e l’economia". Esse sono attive, ad esempio, "nel settore dei servizi sociali e sanitari e promuovono la ricerca e la cultura". Per raggiungere questi obiettivi "le fondazioni concedono sovvenzioni e realizzano progetti. Spesso però le differenze tra gli ordinamenti giuridici nazionali e i relativi ostacoli rendono le attività transfrontaliere costose e inefficienti". Quando decidono di operare all’estero, le fondazioni, ha chiarito ancora il commissario francese, "spesso devono investire una parte delle loro risorse in consulenza giuridica al fine di soddisfare i requisiti legali e amministrativi definiti dai vari ordinamenti giuridici nazionali. In questo modo diminuisce l’ammontare dei fondi a disposizione delle fondazioni per realizzare le attività di pubblica utilità". Dopo aver spiegato alcuni dettagli tecnici e giuridici della proposta, Barnier ha concluso: "L’introduzione di uno statuto europeo ridurrà costi e incertezze, oltre a offrire alle fondazioni maggiore visibilità per promuovere le loro attività e per attirare più finanziamenti grazie a un marchio europeo".