COMECE

Società, lavoro, ambiente

Tre temi del numero di febbraio 2012 di Europe Infos

Il numero di febbraio di Europe Infos si concentra sulle questioni sociali con due contributi sui giovani e l’impresa sociale (Anna Echterhoff), un commento alle proposte legislative dell’Ue su giustizia e diritti fondamentali (Alessandro Calcagno) una critica a una sentenza della corte in materia di procreazione assistita (José Ramos-Ascensão) un’accurata analisi della situazione della Nigeria (Joe Vella Gauci) e due contributi su temi ambientali (Emilie Johanne e Magnus Andersson). L’editoriale è a firma di Frank Turner (Un’Europa divisa).Impresa sociale. L’impresa sociale viene considerata un buon esempio di politica economica, perché è responsabile e contribuisce alla crescita e all’impiego, secondo il commissario europeo M. Barnier. Tuttavia, le riflessioni della Commissione su questo argomento "non sono ancora riuscite ad approdare ad alcuna definizione comune della nozione, impedendo quindi di avere una discussione adeguatamente approfondita", osserva Anna Echterhoff. La Commissione, che ha varato delle misure di appoggio all’imprenditoria e alle imprese responsabili, tra cui "L’iniziativa per l’impresa sociale, identifica questa esperienza economica come avente un fine sociale, che è anche la ragion d’essere della sua attività commerciale, con alto livello di innovazione sociale e i cui benefici sono principalmente reinvestiti". Tuttavia la Commissione non fornisce una "definizione normativa" in un settore tanto diversificato dal punto di vista politico, economico e sociale nei 27 membri dell’Ue. La Comunicazione "Iniziativa per l’imprenditoria sociale" fornisce semplicemente "un piano di azione a breve termine, per promuovere la creazione e lo sviluppo di imprese sociali", rispetto al quale, la "Proposta di regolamento sui fondi di imprenditoria sociale europea", presentata il 7 dicembre scorso dalla commissione è "la prima pietra di un mercato europeo per i fondi di investimento sociale che dovrebbe permettere alle imprese sociali di avere più facile accesso ai finanziamenti. La Commissione punta altresì a migliorare "il contesto giuridico" semplificando il regolamento relativo allo statuto della Società cooperativa europea o a proporre un regolamento per gli statuti di una fondazione europea".Giovani disoccupati. A fine dicembre, la Commissione ha pubblicato alcune cifre "spaventose" circa l’occupazione giovanile in Europa, che "in alcuni stati membri supera il 40%, mentre l’abbandono scolastico è al 14%. Donne e giovani immigrati sono i gruppi più minacciati tra la popolazione". La disoccupazione ha anche un costo (2 miliardi di euro a settimana secondo Eurofound 2011). La Commissione ha messo anche in luce che là dove i contratti a tempo determinato sono in percentuale più elevata tra i giovani, minori sono le possibilità di passare al tempo indeterminato. Stime europee parlano della creazione di 73 milioni di posti di lavoro qualificato entro il 2020. Ma la Commissione invita a "prendere misure immediate per dare speranza ai giovani" e mette in campo una nuova "iniziativa sulle prospettive di impiego per i giovani", chiedendo però agli stati membri di "prevenire l’abbandono scolastico, sviluppare le competenze richieste dal mercato, aiutare l’accesso al mercato del lavoro (primo impiego) e sostenere la prima esperienza professionale e la formazione sul campo". L’Ue mette a disposizione 4 milioni di euro come "Garanzia per la gioventù" (per un posto di lavoro, una formazione o una riqualificazione), potenzia il programma Erasmus per la mobilità (anche dei giovani imprenditori), stimola il volontariato europeo con lo scopo di sviluppare competenze tra i giovani. Ambiente. Gli accordi nati nella 17a Conferenza internazionale dell’Onu sul clima dello scorso dicembre "non sono stati all’altezza delle attese", scrive per Europe Infos Emilie Johann, responsabile presso il Cidse delle questioni climatiche. È mancata "ambizione politica" "a danno della giustizia climatica e delle comunità vulnerabili" e aumentando il rischio "di non riuscire ad affrontare adeguatamente l’urgenza climatica". Troppo basso il numero di Paesi che hanno firmato la seconda tappa del protocollo di Kyoto per rispondere alle proposte della scienza. "Il Cidse e altre Ong avevano chiesto delle garanzie in anticipo, sotto forma di quadro giuridico obbligante per tutti i firmatari del Protocollo di Kyoto a ridurre le emissioni entro cinque anni, dopo i quali tutti i Paesi del mondo si sarebbero dovuti impegnare a mettere in opera uno strumento globale giuridicamente vincolante". Un accordo che impegni tutti, in proporzione al danno che ciascun Paese ha portato negli anni, tempestivo, vale a dire entro il 2018. I Fondi climatici verdi nati a Durban sono ancora troppo traballanti per garantire una risposta alla crisi. Etik & Energi. Un’organizzazione svedese, Etica & Energia, nata nel 2004, per cercare soluzioni energeticamente sostenibili per congregazioni, chiese, comunità, ha lanciato un invito alle chiese europee per partecipare a un nuovo progetto della durata di tre anni per una gestione energetica sostenibile nelle chiese, diocesi e parrocchie. Dopo una verifica energetica in loco, gli esperti dell’organizzazione forniscono suggerimenti di miglioramento. I responsabili e i volontari delle comunità sono invitati a una giornata di formazione, alla luce del quale la comunità deve redigere un proprio programma di "buone pratiche" per il risparmio energetico. Magnus Andersson, di Etik & Energi, racconta per Europe Infos come una diocesi svedese ha percorso le tappe del progetto.