MINORI E INTERNET
Europa: la ricerca Eu kids online in 25 Paesi
Internet è profondamente radicato nelle vite quotidiane dei ragazzi europei: il 93% dei giovanissimi (9 -16 anni) va online almeno una volta alla settimana (il 60% tutti i giorni o quasi). In Europa un terzo dei bambini di 9 e 10 anni e più dei due terzi (l’80%) dei quindici-sedicenni usano Internet quotidianamente. I ragazzi europei trascorrono online in media 88 minuti al giorno e si sta abbassando l’età media alla quale iniziano a farlo: 7 anni in Danimarca e Svezia, 8 negli altri Paesi nordici; 10 anni in Grecia, Italia, Turchia, Cipro, Germania, Austria e Portogallo. Per questo i loro genitori "devono conoscere i pericoli che la rete può riservare loro". Tuttavia, poiché Internet offre grandi vantaggi e opportunità, per ridurne i rischi occorre promuovere "il dialogo e la condivisione genitori-figli delle esperienze d’uso delle tecnologie di rete". Ne sono convinti i curatori del report "Eu kids online", condotta dall’Eu kids online network (25 Paesi), coordinata dalla London School of Economics e finanziata dal Safer Internet Programme della Commissione europea (SI-2010-TN-4201001) con l’obiettivo di fornire una solida base di dati empirici alle istituzioni che promuovono la sicurezza online. A guidare il progetto Sonia Livingstone, insieme ai ricercatori Leslie Haddon, Anke Görzig e Kjartan Ólafsson. Pubblicata nel settembre 2011, l’indagine è stata rilanciata il 7 febbraio, Safer Internet Day.Top ten dei rischi. In base ad un campionamento casuale stratificato, 25.142 ragazzi di età compresa tra i 9 e i 16 anni, fruitori di Internet, e altrettanti genitori (uno per ragazzo), sono stati intervistati tra la primavera e l’estate del 2010 in 25 Paesi europei. L’indagine ha esplorato i principali rischi del web: pornografia; bullismo; ricezione di messaggi sessuali (sexting); incontri virtuali e faccia a faccia con persone conosciute online, diffusione e fruizione di Ugc (User generated content) potenzialmente dannosi come istigazione all’odio razziale, all’uso di stupefacenti o all’anoressia/bulimia; uso improprio di dati personali. "La maggior parte delle persone afferma Sonia Livingstone – si preoccupa per gli effetti che Internet può avere sulla nuova generazione digitale di bambini. Ma si preoccupano per le cose giuste? Il nostro studio dimostra che in generale non è così. Spesso la visione dei genitori sul comportamento dei propri figli online non è adeguata e ha bisogno di aggiornamento. Per questo nella nostra indagine abbiamo inserito il Top ten dei ‘falsi miti’. Ad esempio, mentre i genitori si preoccupano di più dei pericoli esterni, i bambini ritengono il cyberbullying (bullismo online) il rischio più sconvolgente". Panorama variegato. Dalla ricerca emerge che il 59% dei ragazzi fra i 9 e 16 anni ha un profilo su un sito di social network – 26% dei bambini di 9-10 anni, 49% degli 11-12enni, 73% dei 13-14enni e 82% dei 15-16enni. I social network sono più popolari nei Paesi Bassi (80%), Lituania (76%) e Danimarca (75%), mentre sono meno diffusi in Romania (46%), Turchia (49%) e Germania (51%). Il 26% di chi usa i social network ha un profilo pubblico; la percentuale è più alta in Ungheria (55%), Turchia (46%) e Romania (44%). Quanto ai "rischi" incontrati, il 41% dei ragazzi europei è entrato in contatto con almeno uno dei "Top ten", ma solo il 12% dichiara di esserne stato infastidito o turbato. L’esposizione a materiale pornografico è stata dichiarata dal 14% dei ragazzi, il sexting dal 15%. Secondo Livingstone, "il rischio di esposizione a contenuti sessuali è maggiore nei Paesi del Nord Europa e in alcuni dell’Europa dell’Est, in particolare (in ordine decrescente) Finlandia, Danimarca, Repubblica ceca, Svezia e Lituania". A questi rischi si aggiunge un uso improprio dei propri dati personali online di cui è stato vittima il 9% dei minori fra gli 11 e i 16 anni. Dialogo e autoconsapevolezza. Per Livingstone, "i minori accettano l’interesse dei genitori e questi esprimono fiducia nelle abilità dei propri figli", ma sarebbe importante una maggiore informazione/sensibilizzazione degli adulti. Diverse le "strategie" di protezione adottate da questi ultimi per i ragazzi. Dalla mediazione attiva – che "riduce la probabilità dell’esposizione ai rischi senza limitare le opportunità online"- alla strategia restrittiva, più efficace nella riduzione dei danni ma "limitante dell’uso di Internet, e quindi anche della sue opportunità", alla mediazione tecnica, rivelatasi poco efficace". Nei Paesi del Nord Europa, si legge nella ricerca, "prevalgono strategie di mediazione attiva in percentuale superiore alla media europea"; nei Paesi dell’Est, "sia la mediazione attiva che la restrizione sono al di sotto della media europea". Genitori ma non solo: per la sicurezza dei minori online il report formula alcune raccomandazioni. Tra queste l’importanza dell’autoconsapevolezza dei minori stessi, il rilevante ruolo della scuola, quello delle istituzioni in materia di politiche, e la "responsabilità" delle industrie produttrici.