MAASTRICHT
Il ”Trattato sull’Unione Europea”: prospettive e limiti dopo 20 anni” “” “
Il "battesimo" dell’Unione europea; il varo dell’Unione economica e monetaria (Uem); la fissazione del principio di sussidiarietà; l’introduzione della cittadinanza europea. Il Trattato di Maastricht, o meglio "Trattato sull’Unione europea", firmato vent’anni or sono il 7 febbraio 1992 nella cittadina olandese, è certamente una pietra angolare dell’edificio comunitario. Un testo che affonda le radici nella storia di quegli anni, che porta i volti di alcuni politici "attori protagonisti" della scena europea, che comprende precise acquisizioni giuridiche, e che come fu notato sin d’allora mostrava già limiti significativi.Il quadro storico. L’accordo raggiunto dai capi di Stato e di governo dei 12 Paesi in quel momento aderenti alla Comunità durante il Consiglio europeo del 9 e 10 dicembre 1991 porta alla firma del Trattato sull’Unione europea avvenuta il 7 febbraio successivo. Il nuovo documento entrerà in vigore, dopo una difficile fase di ratifica, il 1° novembre 1993. Ma si può comprendere tale passo avanti del processo di integrazione – cominciato negli anni ’50 del Novecento con la nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, della Comunità economia europea, della Comunità per l’energia atomica solo alla luce dei grandi avvenimenti politici ed economici degli anni ’70 e ’80. In particolare a livello comunitario una prima, parziale ma decisiva, revisione dei trattati istitutivi delle Comunità viene compiuta con l’approvazione nel 1986 dell’Atto unico, che stabilisce il completamento del mercato interno, prefigura l’unione monetaria e amplia le competenze di Bruxelles e Strasburgo. Soprattutto il "riposizionamento" del processo di integrazione deve fare i conti con quanto sta avvenendo nell’est europeo, con il crollo del muro di Berlino (novembre 1989), la riunificazione tedesca, l’implosione dell’Unione sovietica e del Patto di Varsavia, lo sfaldamento della Jugoslavia. L’Europa si trova a una svolta persino insperata: le repubbliche orientali riassaporano la libertà e guardano da subito alla Comunità come a un solido ancoraggio per la ritrovata democrazia e lo sviluppo economico.I tre "pilastri". Addirittura nel giro di pochi mesi si registra un giro di boa nelle paludate dinamiche storico-politiche europee e anche il cammino comunitario subisce un deciso processo di avanzamento. Gli avvenimenti nazionali e continentali vedono sorgere o confermano protagonisti di grande calibro: a est uomini come Lech Walesa o Vaclav Havel prendono le redini di rivoluzioni "morbide", intese a ridare dignità e diritti ai cittadini di nazioni sottoposte per decenni al regime di Mosca; a ovest statisti come Helmut Kohl e Francois Mitterrand, e leader comunitari come Jacques Delors (presidente della Commissione), tendono la mano a est e al contempo intuiscono che nella "nuova Europa" non più divisa dalla Cortina di ferro il cammino della Cee deve subire una svolta. Il testo del Trattato definito a Maastricht (illeggibile ai più, dati i suoi 252 articoli, 17 protocolli e la trentina di dichiarazioni allegate) si basa su tre "pilastri": le tre Comunità preesistenti (Ceca, Cee, Euratom); la politica estera e di sicurezza comune; la cooperazione in materia giudiziaria e di polizia. Si tratta di una definizione "ibrida", con il primo pilastro quasi "federale" e gli altri due a forte traccia intergovernativa.Acquisizioni e insufficienze. Emergono però alcuni punti fermi per lo sviluppo di una integrazione che va nel senso dell’"approfondimento" e del "rafforzamento" della neonata Ue, ossia, come si legge all’inizio del Trattato, "una unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini"; infatti l’Unione "ha il compito di organizzare in modo coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri e tra i loro popoli". Il principio di sussidiarietà, accanto a quello di solidarietà, entrambi già consolidati nella Dottrina sociale della Chiesa cattolica, si pongono dunque a garanzia di un processo politico al servizio degli europei, ai quali lo stesso testo conferisce la "cittadinanza europea", con specifici diritti correlati. L’esito più noto di Maastricht resta però – oltre alla introduzione del "nome" di Unione europea, che peraltro rimane ancora senza personalità giuridica – la fissazione della Uem, da realizzarsi in tre tappe, fino alla introduzione, in meno di un decennio, della moneta unica. Fanno poi il loro esordio anche nuove competenze come la politica di coesione economica e sociale (fondi strutturali e fondo di coesione), la politica di ricerca e lo sviluppo tecnologico, la realizzazione condivisa delle reti infrastrutturali transeuropee (trasporti, telecomunicazioni, energia), la protezione dell’ambiente, la tutela dei consumatori, le azioni comuni nel campo della cultura e della formazione professionale. Per porre rimedio ai limiti di Maastricht dovranno essere definiti, negli anni successivi, altri tre Trattati (Amsterdam, firmato nel 1997; Nizza, 2001; Lisbona, 2007), ma di sicuro il risultato ottenuto vent’anni fa ha segnato una svolta nel cammino verso la "casa comune".