Commissione Ue, riforma pensioni e dati economiciRiforma delle pensioni e Previsioni economiche intermedie di primavera: i servizi e le direzioni generali della Commissione stanno lavorando a questi due documenti attorno ai quali cresce l’attesa. Il Libro bianco sulle pensioni, annunciato per il 14 o 15 febbraio, conterrà idee e proposte "destinate a garantire l’adeguamento e la sostenibilità a lungo termine delle pensioni nell’Unione europea". La competenza nel campo previdenziale è degli Stati membri, riconosce la Commissione, che peraltro agisce su input degli Stati aderenti; ma un quadro complessivo a livello comunitario "può aiutare gli Stati stessi nel loro sforzo di creare condizioni adeguate affinché i lavoratori possano restare nel mercato del lavoro" costituendo al contempo un risparmio pensionistico sicuro. I contenuti del Libro bianco, che sono stati elaborati a partire da una consultazione pubblica lanciata mediante il Libro verde nel 2010, non si conoscono ancora, mentre traspare dal Berlaymont, sede della Commissione, la preoccupazione per la sostenibilità dei sistemi delle pensioni a livello nazionale in ragione delle trasformazioni demografiche dell’Europa (invecchiamento della popolazione) e di quelle del mercato del lavoro . "Oggi le persone che hanno più di 65 anni viene anticipato dalla Commissione a proposito del Libro bianco sulle pensioni rappresentano il 16% della popolazione europea. Tale proporzione si raddoppierà nei prossimi 50 anni". Da qui la necessità di rivedere i pilastri dei sistemi delle pensioni nell’Ue. La settimana successiva, probabilmente il 22 o 23 febbraio, la Commissione presenterà invece le Previsioni economiche intermedie, basate sui dati delle sette principali economie dell’Unione: Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia. Anche in questo caso vige il massimo riserbo, ma trapela il fatto che, "in ragione della rapida evoluzione della situazione economica, le Previsioni saranno più complete", con un maggior numero di dati sul Prodotto interno lordo, l’inflazione, i debiti pubblici nazionali, l’occupazione, il saldo di budget delle pubbliche amministrazioni, oltre ad alcune cifre aggregate per la zona euro e per l’Ue nel suo complesso.Europarlamento: vita più difficile per i dittatoriLeader autoritari e dittatori hanno avuto finora troppi appoggi o sguardi benevoli nell’Ue: è ora di porre fine a ogni tipo di atteggiamento equivoco o permissivo verso chi nega le libertà essenziali, la democrazia e i diritti dei cittadini nel proprio Paese. Si muove in questa direzione una risoluzione approvata dall’Europarlamento durante l’ultima sessione di Bruxelles che sottolinea come l’Europa rappresenti spesso "un luogo privilegiato per investimenti, proprietà immobiliari, servizi bancari" offerti a dittatori di varia specie e per "spendere liberamente la loro ricchezza, spesso acquisita in maniera discutibile". Il problema è sorto varie volte anche in passato, specialmente con dittatori loro parenti o sostenitori – fuggiti da ex colonie europee. Graham Watson, eurodeputato britannico, estensore del testo passato in aula, ha affermato: "L’atteggiamento ipocrita dell’Ue nei confronti dei leader di regimi autoritari deve finire. Abbiamo denunciato pubblicamente le loro violazioni dei diritti umani, ma, al contempo, abbiamo permesso loro di nascondere il denaro nelle nostre banche, di acquistare proprietà all’interno dei nostri confini, di fare affari con le nostre aziende oppure di trascorrere le vacanze nelle nostre località". Watson ha quindi sottolineato che occorre impedire che i dittatori investano o riciclino "denaro sporco" nell’Europa comunitaria. E il riferimento è andato anche ad alcuni leader decaduti dei Paesi africani che stanno vivendo convulse fasi post-dittatura, dalla Libia all’Egitto; si è parlato del presidente del Sudan e del leader siriano Assad. Con tale risoluzione il Parlamento ha inviato il contributo richiestogli dal Consiglio Ue sulla revisione della politica di sanzioni applicate dall’Unione. L’emiciclo insiste sul fatto che una volta decise sanzioni o varie forme di embargo (petrolio, armi, etc.) questi siano effettivamente applicati, al di là degli interessi politici o economici che ciascun Paese Ue vanta rispetto alle varie regioni del mondo. Alle istituzioni accademiche, a quelle sportive, alle organizzazioni caritative e alle ong dovrebbe quindi esser fatto divieto di "accettare finanziamenti, sovvenzioni o donazioni da questi leader e dalle entità fisiche e giuridiche a essi collegate". Allo stesso tempo l’Unione dovrebbe cercare di "minimizzare l’impatto delle sanzioni sulle popolazioni vulnerabili" e "innocenti" dei regimi autoritari. Tutte le misure restrittive devono invece mirare a colpire "solo le élites responsabili dei regimi repressivi o criminali" e "dovrebbero essere accompagnate da un sostegno alla società civile, allo scopo di sviluppare o rafforzare il rispetto della democrazia e dei diritti umani".