ANZIANI IN EUROPA
Il rapporto del commissario uscente per i diritti umani del CdE
Stop alle "politiche discriminatorie nei confronti delle persone anziane". A chiederlo, nel suo primo "Human Rights Comment" pubblicato nel 2012 proclamato "Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni", è Thomas Hammarberg, commissario uscente per i diritti umani del Consiglio d’Europa. Nel documento Hammarberg richiama tra l’altro gli scandali che hanno recentemente segnato in Svezia la privatizzazione degli istituti di cura per anziani, e le violazioni dei loro diritti in alcuni ospedali del Regno Unito, tra cui maltrattamenti e carenza di norme igieniche basilari. Tuttavia non solo ombre: il commissario cita anche la coalizione irlandese di gruppi non governativi "Older & Bolder" impegnata nel sostegno a politiche a favore dell’invecchiamento attivo.Violazioni dei diritti degli anziani in Svezia… Per quanto riguarda la privatizzazione degli istituti di cura per persone anziane in Svezia, "i media hanno rivelato che una società d’affari che gestisce alcune di queste istituzioni si è preoccupata più della realizzazione di profitti e bonus per i top manager che di garantire cura e assistenza adeguate ai residenti", denuncia il commissario, che parla anche di "casi urgenti di condizioni di salute trascurati" e di "scarsità del personale infermieristico". Al personale in servizio, prosegue Hammarberg, "è stato chiesto di tagliare i costi anche sul cibo, sui pannolini e sui guanti protettivi". Per questo alcune istituzioni locali hanno annullato i contratti con la suddetta società e il governo svedese ha assicurato che verranno migliorati i controlli. …e nel Regno Unito. "Simili violazioni non riguardano solo la Svezia o la privatizzazione dei sistemi di assistenza", avverte tuttavia Hammarberg facendo riferimento al rapporto "Care and compassion?" sul fallimento del sistema sanitario nazionale inglese verso i pazienti anziani pubblicato nei mesi scorsi dalla britannica Ann Abraham, Health Service Ombudsman. Michelle Mitchell, di Age UK, afferma: "Il trattamento disumano degli anziani descritto in questo rapporto è disgustoso e dovrebbe suscitare un’eco da parte del servizio sanitario nazionale e del governo", mentre Katherine Murphy, direttore generale Patient Association, chiede: "Quanti altri rapporti dovremo avere prima che qualcosa cambi e i pazienti smettano di soffrire?". "Le mie indagini sostiene Ann Abraham – rivelano un atteggiamento – personale e istituzionale incapace di riconoscere l’umanità e l’individualità delle persone e di rispondere ai pazienti con sensibilità, compassione e professionalità".Mentalità da cambiare. "Giornalisti investigativi e Ombudsmen è il commento di Hammarberg – hanno scoperto e segnalato simili problemi in altri Paesi. Eppure ho l’impressione che queste situazioni siano riferite solo in piccola parte" perché "gli anziani esitano a lamentarsi temendo la reazione negativa del personale o non sono in grado di alzare la voce a causa della loro disabilità". Vittime "in modo sproporzionato dalla crisi economica in atto", prosegue il commissario, "molti vivono in estrema povertà; particolarmente vulnerabili le donne anziane e sole con misere pensioni o addirittura senza". Pur riconoscendo i tentativi di diversi Paesi "per proteggere i gruppi vulnerabili dalle conseguenze dei bilanci di austerità", Hammarberg avverte: "L’effetto combinato dei tagli personale infermieristico, pensioni, indennità e anche organi di controllo ha colpito i più fragili". Ma "è anche questione di mentalità: oggi gli anziani sono spesso considerati improduttivi e costituiscono solo un peso". "Invecchiamento positivo" in Irlanda. Ma ecco una nota positiva: la coalizione irlandese di gruppi non governativi "Older & Bolder" (Più anziani più arzilli, ndr) che si propone di "combattere gli stereotipi e le piccole umiliazioni che avvelenano la vita quotidiana degli anziani". Uno dei loro messaggi, spiega Hammarberg, "è che dovremmo smettere di parlare di anziani come di un gruppo a parte – la vecchiaia è una fase della vita di ognuno di noi. Il problema non è che molte persone vivono più a lungo, ma che al giorno d’oggi la società nel suo insieme non è venuta a patti con la durata media della vita". "Older & Bolder" sta conducendo una campagna di politiche per "l’invecchiamento positivo" basate su pareri espressi dagli anziani stessi. Punto di riferimento gli "United Nations Principles for Older Persons" adottati nel 1991 e ispirati a indipendenza, partecipazione, cura, auto-realizzazione e dignità. "Un documento importante osserva Hammarberg – ma di fatto né l’Onu, né qualsiasi altro organismo intergovernativo, ha fatto abbastanza per proteggere i diritti degli anziani" per i quali non esistono "trattati" o "agenzie". Il commissario auspica che nel corso dell’anno, in particolare alla conferenza ministeriale Onu in programma a Vienna in settembre, si affrontino seriamente i temi su cui l’Europa è chiamata a confrontarsi: consentire "una vita lavorativa più lunga a chi lo desidera"; "prevenire la discriminazione e promuovere l’integrazione sociale"; creare "un ambiente favorevole all’indipendenza e ad un sano e dignitoso invecchiamento".