CHIESA ED EUROPA (22)
Interviste con i vescovi della Comece: mons. Piotr Jarecki (Polonia)
Con l’intervista a mons. Piotr Jarecki, vescovo ausiliare di Varsavia e vice-presidente della Comece, prosegue la serie di SIR Europa dedicata alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea. (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75-76-77-78-79-82-83-84-85/2011 – 01-04/2012).Quale opinione e quali attese hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?“La Chiesa cattolica polacca valuta positivamente la partecipazione della Polonia al processo d’integrazione europea. Essa ricorda tuttavia che tale processo non deve minare le fondamenta sulle quali poggia. I vescovi polacchi hanno rilevato a più riprese che l’Europa unita non può dimenticare la sua eredità cristiana. Il semestre della presidenza polacca dell’Ue ha costituito un’altra occasione ancora per sottolineare e rinnovare tali richiami. Già all’inizio del semestre di presidenza, l’episcopato polacco ha lanciato numerosi appelli rivolti alle autorità nazionali e all’opinione pubblica europea, affinché nella pianificazione dell’agenda dei lavori non si trascurino problemi importanti per i cattolici, fra i quali soprattutto l’attenzione nei confronti dei perseguitati per la loro fede e la ricerca di un reale rispetto del diritto alla libertà religiosa che riguarda anche i cattolici in un’Europa ormai fortemente laicizzata. Un appello particolarmente forte nel contesto dei problemi demografici che l’Europa deve affrontare ha riguardato la necessità di realizzare una coerente politica a favore della famiglia. Altra questione ancora è la necessità di una maggiore solidarietà da parte dell’Europa in campi diversi: economico, politico, sociale ed ecologico”. L’opinione pubblica si fonda su un’informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia un’informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“Per quanto riguarda le informazioni relative alle istituzioni europee, sembra che ce ne siano molte e accessibili a tutti. D’altra parte, però, la complessità del processo d’integrazione europea, la molteplicità di attori che vi partecipano e una specifica suddivisione dei compiti tra istituzioni nazionali ed europee richiedono una riflessione approfondita che non trova sufficiente spazio nel dibattito pubblico in Polonia. Per quanto riguarda l’informazione sul ruolo delle Chiese nel processo d’integrazione europea, la segreteria della Conferenza episcopale polacca pubblica un bollettino europeo che viene inviato alle diocesi polacche e alle parti interessate. Esso contiene una sintesi delle informazioni riguardanti le attività della Comece e il ruolo della Chiesa cattolica nel processo d’integrazione”.Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?“In Polonia, lo stretto legame della Chiesa con la storia e l’identità del popolo polacco e, allo stesso tempo, una costituzionale suddivisione dei poteri tra lo Stato e la Chiesa possono costituire l’esempio per il dialogo tra le istituzioni comunitarie e le Chiese che dopo il Trattato di Lisbona (art. 17) si sta costruendo nell’ambito dell’Ue. Nella Chiesa polacca s’intrecciano religiosità, spirito comunitario, stretto legame con la tradizione ma anche modernità, impegno dei giovani, e uso dei moderni mezzi di comunicazione. Un elemento importante è costituito, inoltre, dai tentativi di dialogo da parte della Conferenza episcopale polacca con la Chiesa ortodossa. Tutti questi contributi possono costituire un apporto importante della Chiesa polacca all’Europa che cerca la sua identità ed è aperta al mondo che la circonda”.Quale bilancio si sente di tirare riguardo al lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue?“Il lavoro della Chiesa compiuto nei confronti dell’Ue è importante e utile soprattutto nel momento dell’attuale difficile crisi economica. Secondo la Chiesa cattolica, le radici della crisi odierna hanno soprattutto un carattere morale, ma anche spirituale. Il relativismo morale cambia il senso di responsabilità personale, sociale e comunitario. La Chiesa tuttavia non solo aiuta i più bisognosi ma difende anche da tendenze individualistiche la loro dignità e il bene comune. Per affrontare la crisi e superarla, la Chiesa auspica una comunità europea di solidarietà e di responsabilità. Poiché proprio la Chiesa può essere la forza che unisce e dà speranza alle società europee, minacciate dal populismo e dalle divisioni. Un contributo importante della Chiesa all’Ue è costituito inoltre dal monitoraggio dei progressi della legislazione comunitaria e soprattutto delle sentenze del Tribunale della Giustizia dell’Ue. L’ultimo esempio di questo tipo di attività è stata la sentenza relativa alle ricerche con uso delle cellule staminali embrionali. Un altro rilevante contributo è costituito dalla recente pubblicazione del documento dei vescovi Comece ‘Una comunità europea di solidarietà e responsabilità’ dedicato al modello europeo dell’economia sociale di mercato”.