UNIONE EUROPEA

Tre risultati importanti

Fiscal compact, fondo salva-Stati, strategia per la crescita

La pazienza diplomatica di Herman Van Rompuy; la voce “europea” di José Manuel Barroso, Martin Schulz, Mario Monti e Mario Draghi; i pugni sul tavolo di Nikolas Sarkozy e Angela Merkel. E poi lo sfilarsi, tutto sommato discreto, di Regno Unito e Repubblica ceca; le perplessità di Polonia, Paesi Bassi, Finlandia, Lussemburgo; le preoccupazioni di Grecia e Spagna; le incomprensioni di vari Stati dell’est. Il Consiglio europeo del 30 gennaio ha avuto numerosi attori co-protagonisti, con parti differenti, ma alla fine i risultati sperati sono stati quasi tutti raggiunti. Addentrandosi tra documenti finali, dichiarazioni solenni, nuovi e futuri trattati, percentuali e numeri indice risulta, in sostanza, che dopo aver toccato il punto più basso alla fine del 2011, l’Ue sembra ripartire.Risultati importanti. Il vertice ha prodotto tre esiti principali. È stato raggiunto l’accordo sul “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria” – noto come “fiscal compact” – che sarà firmato al prossimo vertice dell’1 e 2 marzo da 25 Paesi (non aderiscono Londra e Praga) e, dopo essere stato ratificato da almeno 12 Paesi della zona euro, entrerà in vigore il 1° gennaio 2013. Il suo compito è quello di definire con precisione gli impegni che ogni Stato dovrà assumersi per tendere alla regola aurea del pareggio di bilancio, conferendo sostenibilità ai conti nazionali e all’Eurozona nel suo insieme. Un complesso meccanismo di calcoli matematici e sanzioni dovrebbe regolarne il funzionamento. Il secondo risultato è la decisione di far partire il fondo salva-Stati permanente (Esm) a luglio 2013. Sempre nel corso del summit di marzo si dovrà però stabilirne la consistenza, che potrebbe variare tra i 500 e i 750 miliardi di euro. Agguantata l’intesa sul “fiscal compact”, anche la Germania della cancelliera Merkel potrebbe ammorbidire le proprie posizioni e dare il via libera a un fondo più consistente dei preventivati 500 miliardi, così da creare uno strumento di difesa della zona euro più forte, mettendo al riparo la moneta unica e i bilanci dalla speculazione finanziaria. Sulla situazione della Grecia – tema correlato alla stabilità monetaria – la discussione è stata breve, “più informativa che decisionale”: se ne riparlerà a febbraio-marzo.Sviluppo, lavoro. Il terzo punto saliente del Consiglio, che costituisce anche la vera novità della politica comunitaria di questi mesi, è la definizione di una strategia complessiva per la crescita e il lavoro. Un documento di sette pagine, che lascia aperti numerosi argomenti da definire a marzo, il quale mostra però una ritrovata volontà di agire concretamente in più direzioni: occupazione giovanile, mercato unico, sostegno e finanziamento delle piccole e medie imprese. Con alcune appendici non trascurabili su green economy, energia, utilizzo dei fondi per la coesione (ne restano da investire 80 miliardi circa nei prossimi mesi). Nel capitolo sul lavoro si afferma che “in Europa ci sono oggi più di 23 milioni di disoccupati. Se non miglioriamo i tassi di crescita, la disoccupazione resterà elevata”. Ciò significa “intervenire concretamente per superare lo sbilanciamento tra domanda e offerta di competenze e lo sbilanciamento geografico”. Bisogna inoltre “riformare i mercati del lavoro e affrontare il costo del lavoro in relazione alla produttività”. Si tratta in realtà di una questione di competenza degli Stati membri e ogni Paese sarà chiamato a definire un programma nazionale di riforme. Ma l’Ue può sostenere tali sforzi. Varie le linee indicate su scala continentale: intensificare “gli impegni per promuovere la prima esperienza lavorativa dei giovani e la loro partecipazione al mercato del lavoro”, con l’obiettivo di far trovare una prima occupazione “entro pochi mesi” dal termine del percorso scolastico; accrescere “in maniera sostanziale il numero di apprendistati e tirocini”; contrastare l’abbandono scolastico; utilizzare appieno il portale della mobilità professionale Eures. L’Unione sosterrà questi scopi con varie azioni, fra cui il potenziamento dei programmi per la formazione professionale e superiore, un diverso utilizzo del Fondo sociale europeo, il pieno e reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali.Mercato unico e imprese. Sempre per quanto attiene la strategia di crescita si volge lo sguardo al mercato unico, che “costituisce un volano fondamentale per la crescita economica”. In tale direzione vengono stabiliti impegni chiari, come il rafforzamento del mercato unico digitale, la riduzione dei costi burocratici a carico delle imprese, l’accordo per la semplificazione degli obblighi contabili entro la fine di giugno 2012 e quello sulla semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici entro la fine dell’anno; la “modernizzazione del regime europeo di proprietà intellettuale”. Segue infine un capitolo sull’esigenza di incrementare il finanziamento delle Pmi, dato che l’attuale “contrazione del credito limita gravemente la capacità delle imprese di creare crescita e occupazione”. In questo caso potranno svolgere un ruolo positivo la Bce, la Banca europea degli investimenti e un diverso utilizzo dei fondi strutturali.