EDITORIALE
I cattolici in un tempo difficile per la casa comune
“L’Europa che sogno non è un’Europa dei mercati e neppure solo degli Stati, delle regioni o delle municipalità. È un’Europa dei popoli, dei cittadini, degli uomini e delle donne. Un’Europa riconciliata e capace di riconciliare. Un’Europa dello spirito, edificata su solidi principi morali e, per questo, in grado di offrire a tutti e a ciascuno spazi autentici di libertà, di solidarietà, di giustizia, di pace. Un’Europa che viva gioiosamente e generosamente questa sua missione al servizio del mondo intero, mostrandogli le vie per una civiltà davvero progredita e umana”.La riflessione, antica e sempre nuova, è del card. Carlo Maria Martini.Il “sogno” coincide perfettamente con quello di quanti posero le fondamenta della casa comune europea.Quella storia iniziò grazie soprattutto al pensiero e all’azione di tre cattolici, tre uomini della frontiera, tre politici per i quali il sogno non fu una fuga dalla realtà ma una grande visione da realizzare giorno dopo giorno. E da consegnare alle nuove generazioni.Oggi quella storia – che ricorda Jacques Delors “non è mai stata un lungo fiume tranquillo” – rischia di essere interrotta e il “sogno” sembra avviarsi alla dissolvenza.Non è necessario ripetere analisi e neppure serve richiamare la crudezza della realtà attorno all’euro.La costruzione iniziata ieri con la lungimiranza di pochi potrebbe incrinarsi oggi per l’assenza o per lo scetticismo di molti.La deriva che si sta profilando interroga, più di altri, i cattolici d’Europa.Il “pensare europeo” nelle realtà ecclesiali e nelle aggregazioni cattoliche ha bisogno di un sussulto per evitare che l’Europa finisca per apparire sempre più lontana e incapace di rispondere alle attese della gente.Già troppi ritengono che sia ormai il momento di abbandonare a sé stessa un’Europa spesso divisa e, quindi, inconcludente.Ripensando alla fatica e alla fiducia dei padri, almeno per i cattolici, la direzione da prendere dovrebbe essere un’altra.Diversamente non si rinnoveranno le Istituzioni, non si accorceranno le distanze tra queste e i cittadini, neppure giungerà a sintesi propositiva il dialogo tra le differenti sensibilità dell’Occidente e dell’Oriente europei. E si farà il gioco di chi vuole, per propri interessi, un’Europa debole e insignificante.Che vogliono fare i cattolici dell’Europa?Che vogliono farne nel tempo della nuova evangelizzazione?Che vogliono farne nel rivivere il 50° anniversario dell’inizio del Concilio?Che vogliono farne nell’anno della fede?Che vogliono farne a 20 anni dal Trattato di Maastricht, con il quale nacque l’Ue e si segnò una tappa fondamentale per l’unione economica e monetaria nonché per il futuro allargamento a Est?Che vogliono farne nell’anno di preparazione delle Giornate sociali europee che si terranno a Granada nel 2013?L’Europa ha bisogno di risposte e di volti nuovi per vincere una stanchezza che rischia di portarla in ritardo agli appuntamenti con la storia.Non sarebbe solo l’infrangersi di un sogno contro gli scogli dello scetticismo, della paura e dell’egoismo.Sarebbe un venir meno a una responsabilità storica nei confronti del mondo, sarebbe un tradimento delle attese dei poveri e dei giovani d’Europa.Una grande opportunità si apre oggi per il laicato cattolico impegnato in molti Paesi europei a riflettere e a decidere sulla propria presenza in campo politico.In questo esercizio di laicità, da cui tra l’altro si attende una nuova generazione di politici, anche il respiro europeo può uscire dall’affanno e rendere a pieni polmoni il respiro nazionale.Il primo passo da compiere è conoscere la realtà europea, non accontentarsi dei titoli giornalistici e delle grida partitiche. Un’informazione seria è sempre alla base di una partecipazione feconda ai processi di costruzione del bene comune. È importante, in questa prospettiva, conoscere il contributo specifico che la Chiesa offre per la costruzione di un’Europa unita nella verità, nella giustizia e nella pace: ultimo in ordine di tempo il documento dei vescovi europei sull’economia sociale di mercato presentato a Bruxelles la scorsa settimana.C’è un atto di speranza da compiere oggi in Europa attraverso la fatica del pensare e dell’agire politicamente. Alla luce di una fede che mai si accompagna con la mediocrità.