FRANCIA

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I cattolici e la campagna elettorale 2012

Che peso hanno i cattolici francesi nella campagna presidenziale? A meno di 100 giorni dal primo turno in aprile delle elezioni presidenziali e legislative, in due libri in uscita nei prossimi giorni, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, il p. Jacques Turk e il deputato Etienne Pinte sottolineano l’importanza dell’impegno dei credenti nella vita pubblica. Lo scorso 11 gennaio il quotidiano cattolico “La Croix” ha pubblicato un dossier sull’argomento sottolineando che, “a differenza di altri Paesi d’Europa, in Francia nessun partito è mai riuscito ad unire il mondo cattolico”.Qualcosa da dire. Eppure, secondo lo storico e sociologo Philippe Portier, i cattolici hanno “da tempo integrato i partiti esistenti, in particolare a destra, con una strategia di penetrazione, ossia facendo passare al loro interno le proprie idee”. Un risultato fra i tanti, il lavoro di Jean-François Mattei e Jean Leonetti sui progetti di legge in materia di bioetica. I cattolici francesi, sottolinea “La Croix”, hanno investito molto nella sfera della “politica informale”, creando numerose associazioni per la formazione politico-sociale e organizzando in tutto il Paese dibattiti sul tema. Un interesse raddoppiato in vista delle elezioni: “Non sono mai stato invitato a tanti dibattiti come in questo momento”, conferma il cappellano del mondo politico, padre Mathieu Rouge. Fenomeno nuovo, “l’uscita allo scoperto” da una quindicina di anni della cosiddetta “etichetta cristiana. “Sotto l’effetto del pontificato di Giovanni Paolo II, della crisi della società e della loro condizione di minoranza, i cattolici, che fino ad allora mantenevano un basso profilo finora, rialzano la testa”, è l’analisi di Portier. Non necessariamente aderendo ad un partito cristiano, bensì affermando più nettamente le proprie posizioni e optando per una maggiore visibilità. Ma, avverte padre Pierre Charentenay, direttore di Études, “Non è sufficiente arrivare con la propria bandiera per essere ascoltati. Occorre avere qualcosa da dire”.“Illuminare” il voto. “Formare le coscienze,” sviluppare la cultura politica dei cattolici è la missione di diverse organizzazioni come “La politique, une bonne nouvelle” di ispirazione ignaziana, la “Jeunesse ouvrière chrétienne” che forma i giovani dai 13 ai 30 anni, o ancora “Chrétiens en Forum” che dall’inizio del 2011 ha promosso una serie di dibattiti sulle poste in gioco alle elezioni presidenziali. Perché, spiega il segretario generale Julien Motte, “infischiarsi della cosa pubblica è infischiarsi del proprio prossimo”. Più a monte il “Pacte civique” dell’economista Jean-Baptiste de Foucauld – piattaforma cui oggi aderiscono 580 associazioni, per lo più non confessionali ma non solo – si propone di informare i candidati. “Più che proporre misure vogliamo aiutarli a comprendere meglio i problemi”, spiega lo stesso de Foucauld secondo il quale “si insiste troppo sulle misure da adottare e non abbastanza sui metodi per deliberare e decidere”. Eletti e militanti nei partiti politici. Netta, secondo il quotidiano francese, la frattura tra chi mostra apertamente il proprio “colore”, come il partito cristiano-democratico di Christine Boutin, e chi, come la deputata Françoise Hostalier, sostiene che “la fede fa parte della vita privata”. Al contrario Anne-Marie Escoffier, senatrice vicina al Partito radicale di sinistra, esprime pubblicamente la propria appartenenza alla Chiesa e assicura di “non avere mai ricevuto critiche per questo”. Autore di una recente petizione firmata da 57 colleghi, che denuncia la “cristianofobia in Oriente … ma anche in Occidente”, il deputato Jacques Remiller si definisce come uno che “assume pienamente la propria fede”. Nel frattempo i giovanissimi “Poissons roses” mirano a creare “una corrente cristiana all’interno del partito socialista” spiega Philippe de Roux. “Non abbiamo bisogno di dirci cristiani per difendere la nostra visione della coppia o le persone che stanno per morire” precisa, ma “dobbiamo essere più ‘udibili’ nel dibattito pubblico” e presso i dirigenti del partito. Proposte ai candidati. Intanto le reti associative cristiane formulano proposte per i candidati. Come sempre, alla vigilia della scadenza elettorale Alliance Vita si mobiliterà a Parigi e in una sessantina di città contro “il rischio di legalizzazione dell’eutanasia” e per “il diritto del bambino ad essere allevato da suo padre e sua madre”. Oltre alla campagna di affissione “La France est un pays très riche. En pauvres” (La Francia è un Paese molto ricco. Di poveri, ndr), il Secours catholique sta organizzando incontri tra le persone in difficoltà. A breve i candidati riceveranno anche le 15 proposte delle Semaines sociales de France volte a mostrare la capacità dei cristiani di “proiettarsi su un termine un po’ più lungo”, sottolinea il presidente, Jérôme Vignon, e le dieci misure del Mouvement rural de jeunesse chrétienne. New entry “Audace 2012” presieduta da François Billot di Lochner, che si presenta come “gruppo di uomini e donne portatori dei valori che hanno fatto la Francia e l’Europa”; i “Chrétiens indignés” e l’associazione “Paroles de catholiques”.