CHIESE IN BREVE

Belgio, Slovacchia, Inghilterra

Belgio: perquisizioni a tappeto nelle diocesiPerquisizioni a tappeto nelle diocesi belghe da parte delle autorità giudiziarie nell’ambito dell’operazione “Calice”, l’inchiesta guidata dal giudice istruttorio di Bruxelles Wim De Troy sugli abusi sessuali commessi da personale ecclesiastico. Nel giro di tre giorni sono stati perquisiti gli uffici delle diocesi di Malines-Bruxelles, Hasselt, Gand, Bruges, Tournai e Namur. La polizia ha sequestrato dossier relativi a sacerdoti e religiosi coinvolti in denunce per abusi sessuali. I diversi porta-parola delle diocesi coinvolte nelle perquisizioni hanno affermato che “tutto si è svolto nella calma e nel rispetto e che le diocesi hanno pienamente collaborato con gli investigatori”. Il portavoce della Conferenza episcopale belga, padre Tommy Scholtes, ha confermato – parlando a SIR Europa – la posizione della Chiesa belga in questa vicenda, la sua decisione cioè a mettersi “a disposizione della giustizia a patto che le condizioni legali delle perquisizioni siano ben rispettate”. Ed ha aggiunto che “nelle diocesi che sono state perquisite, gli inquirenti hanno chiesto dossier di sacerdoti che sono citati per abusi sessuali e si vuole evidentemente verificare quale sia stato il seguito che le autorità religiose hanno dato a questi dossier”. Proprio la settimana scorsa, i vescovi e i superiori delle Congregazioni religiose del Belgio hanno presentato alla stampa un documento dedicato al trattamento degli abusi sessuali, alle procedure di risarcimento e alla prevenzione. Nel documento, vescovi e superiori religiosi ribadiscono le responsabilità degli abusatori e invitano le vittime a presentare denuncia presso le autorità giudiziarie. Nel sito della Conferenza episcopale belga si annuncia anche che “in linea con il piano di azione globale per prevenire, riconoscere e riparare gli abusi sessuali commessi in una relazione pastorale i vescovi hanno deciso che dovranno essere gli autori stessi di quegli abusi i primi a contribuire al sistema di risarcimento finanziario messo in atto dalla Chiesa. E questa misura si applica ovviamente anche all’ex vescovo di Bruges (Roger Vangheluwe, n.d.r.)”.Slovacchia: vescovi su identità religiosa”Un dialogo ecumenico di qualità può essere condotto soltanto da persone che abbiano un’identità religiosa sana e distinta”. Lo ha detto il presidente del Consiglio ecumenico della Conferenza episcopale della Slovacchia, mons. Andrej Imrich, riguardo alla Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani che si è aperta il 18 gennaio. Secondo il presidente, le persone coinvolte in questo tipo di dialogo “devono essere convinte della propria fede e – nello stesso tempo – devono avere grande rispetto per la confessione religiosa dei membri delle altre denominazioni cristiane”. Mons. Imrich ha riconosciuto che l’ecumenismo in Slovacchia ha le sue carenze, che derivano dalla paura di sconvolgere la propria identità, ma ci sono anche “sforzi positivi forieri di speranza”, sottolineando l’importanza di “un dialogo più intenso tra i teologi cattolici e i membri delle altre Chiese cristiane”. A questo proposito, il presidente accoglie con favore l’idea della nuova evangelizzazione, che potrebbe offrire l’opportunità di approfondire ed affinare la propria identità religiosa, invitando ogni cristiano ad un livello di responsabilità più elevato. Le preghiere ecumeniche nazionali della Slovacchia si terranno a Trebisov il 22 gennaio, con l’arcivescovo ortodosso Juraj come predicatore principale. Gli incontri ecumenici locali si terranno a Bratislava, Trnava, Zilina, Kosice e in altre città della Slovacchia.Inghilterra: Chiese cristiane incontrano Abu MazenIl presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha incontrato il 17 gennaio, a Londra, i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gran Bretagna, guidati dall’arcivescovo di Liverpool, mons. Patrick Kelly, dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, e dal moderatore dell’Assemblea Generale della Chiesa di Scozia, David Arnott. Nel corso dell’incontro si è parlato della condizione dei cristiani in Terra Santa e della situazione politica che influenza il processo di pace. Secondo quanto riferiscono le Chiese cristiane, in una nota congiunta, il presidente Abbas ha detto che la ripresa dei colloqui nel contesto della primavera araba ha offerto una rara opportunità che deve essere colta ora altrimenti sarà persa per sempre. Ricordando una sua visita a Betlemme, nello scorso Natale, Arnott ha detto di aver visto “le difficoltà di vita dei palestinesi ma anche il loro profondo desiderio di una pace negoziata tra i popoli di quella terra”. Mons. Kelly, che la settimana scorsa era in Terra Santa con i vescovi Usa-Ue per l’Holy land Coordination, ha detto che “c’è bisogno urgente di una leadership forte e creativa per affrontare gli aspetti fondamentali di questo lungo conflitto”. L’arcivescovo anglicano, Rowan Williams, ha, infine, ribadito speranza per “una pace giusta e duratura in Terra Santa affinché i giovani israeliani e palestinesi non siano delusi nelle loro attese di giustizia e di stabilità”.