RASSEGNA DELLE IDEE
L’Osservatore Romano: nota di mons. Ambrosio su documento Comece
“La libertà di mercato deve essere associata a strumenti che intensificano l’impegno di solidarietà e di equità sociale”. Lo sostiene mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e delegato della Conferenza episcopale italiana presso la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). Commentando su “L’Osservatore Romano” del 18 gennaio il documento “Una comunità europea di solidarietà e responsabilità”, dedicato all’economia sociale di mercato e presentato il 12 gennaio a Bruxelles dal card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e vicepresidente Comece, mons. Ambrosio rilancia l’invito dei vescovi a tutta l’Unione europea “a prendere sul serio l’economia sociale di mercato”. Una “falsa” neutralità. I vescovi Comece, spiega il delegato italiano, “fanno riferimento all’economia sociale di mercato innanzi tutto perché essa – al di là delle differenze di impostazione e delle diverse realizzazioni – ha contribuito e contribuisce in modo sostanziale all’evoluzione della teoria economica: il compito dello Stato non è semplicemente quello di ‘guardiano notturno’, tipico del liberalismo del laisser-faire”, bensì quello di “uno Stato capace di contrastare l’assalto contro il funzionamento del mercato da parte dei monopoli e dei ‘cacciatori di rendite'”. Di fronte allo “agnosticismo delle istituzioni” che tende a escludere di fatto “l’etica come principio alla base degli scambi economici e finanziari e della complessiva vita sociale”, mons. Ambrosio afferma che queste stesse istituzioni, “e in primo luogo lo Stato”, non possono essere neutrali “rispetto alle diverse forme di vita socio-economica e anche rispetto ai diversi stili di vita personale”. Secondo il presule, “proprio la crisi che stiamo vivendo” esige “un ripensamento e un superamento di quell’idea che sta alla base della neutralità, secondo la quale i diritti sarebbero da intendere esclusivamente come diritti individuali”.Economia sociale di mercato. Richiamando l’invito rivolto dalla Comece all’Ue a “favorire un mercato competitivo e dinamico, ma regolato anche rispetto al sistema finanziario e per far crescere la responsabilità, la generosità e la solidarietà all’interno della vita associata”, mons. Ambrosio avverte che occorre “favorire la libertà del mercato eliminando chiusure e sprechi: solo con un’economia competitiva si può avanzare nello sviluppo, ridurre il debito e finanziare il Welfare”. La protezione sociale, è il monito del presule, “deve essere assicurata dalle istituzioni pubbliche e dallo Stato. La libertà economica, la solidarietà e la responsabilità non fanno solo parte della ‘filosofia sociale’ dell’Unione europea, ma anche delle indicazioni normative contenute”, se pure con diverse modalità, nei Trattati di Roma e di Lisbona. In particolare in quest’ultimo (2010) “si afferma formalmente per la prima volta che l’Unione europea ambisce a essere un’economia sociale di mercato”.Competitività e solidarietà. Mons. Ambrosio cita quindi “il caso esemplare della Germania”, dove la teoria dell’economia sociale di mercato applicata nell’immediato dopoguerra dal ministro dell’Economia Ludwig Erhart durante il cancellierato di Adenauer “gettò le basi del ‘miracolo economico’ della Repubblica Federale di Germania”, oggi “l’economia più solida e più forte del mondo”. Di fronte alla “globalizzazione non governata” e all’odierna crisi, prosegue il vescovo, l’Ue deve “dare slancio alla propria competitività” senza “rinunciare al ‘mercato comune’ o acconsentire alla sua progressiva frammentazione”. Questo, avverte, “renderebbe il ‘sociale’ ancora più precario, mentre il ‘sociale’ deve invece entrare in gioco come esigenza di fondo della civiltà europea, non solo da parte dei singoli Stati ma dell’Unione europea in quanto tale”. “Solo favorendo l’iniziativa, la responsabilità, la cooperazione delle persone e dei gruppi sociali si può venire effettivamente incontro al diritto all’istruzione, alla sicurezza, alla salute e alla qualità ambientale”.Un “capitale” di fiducia. Questa, chiarisce mons. Ambrosio, “la sfida che sta davanti all’Europa”: un’economia “aperta e internazionalizzata” dove le imprese competono tra loro e “le posizioni dominanti e monopolistiche sono vietate”. Mettendo in guardia da “un’economia tesa unicamente al profitto” o eccessivamente dipendente dall’aiuto pubblico, il presule rammenta che “l’economia sociale di mercato è in linea con alcuni fondamentali principi della dottrina sociale della Chiesa” e deve mantenere al centro la persona. Un’istanza “umanistico-cristiana” che si esplicita nella “divisione dei poteri, nel federalismo, nelle sfere indipendenti ma collaborative dello Stato” e “nella valorizzazione dei corpi intermedi”. Strategici i ruoli di famiglia e reti comunitarie e sociali, “l’importanza del dono, della gratuità, della volontarietà”, energie indispensabili, conclude, “perché nutrono la sensibilità morale e creano un capitale di fiducia”.