UNGHERIA
Consiglio d’Europa: forti preoccupazioni per i cambiamenti legislativi
“Sostanziali cambiamenti legislativi sono stati introdotti in Ungheria in seguito a una minima consultazione pubblica e senza tenere sufficientemente conto dei principi riguardanti i diritti umani fondamentali. Le recenti decisioni che vanno a colpire l’autonomia del sistema giudiziario, la libertà di espressione e la libertà di religione causano serie preoccupazioni”. Lo ha detto il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, in una lettera resa pubblica il 12 gennaio e indirizzata al ministro per gli Affari esteri dell’Ungheria, Janos Martonyi, in merito alla nuova legge sul diritto alla libertà di coscienza e di religione, che priva del loro status ecclesiastico un grande numero di denominazioni religiose. Alle comunità religiose non riconosciute vengono negati i diritti e i privilegi di cui godevano anteriormente in Ungheria, che ora si trovano ad affrontare difficili ostacoli legali e procedurali nel tentativo di riottenere il loro status ecclesiastico. Benché il governo abbia risposto alla lettera, il commissario rimane preoccupato. “Il Parlamento dovrà decidere, in futuro, sul riconoscimento di una denominazione che ha presentato domanda. Tale procedura, che affida a un organismo politico il compito di valutare la legittimità di credenze religiose – ha affermato il commissario -, non risulta compatibile con l’obbligo di neutralità e imparzialità da parte dello Stato”.Libertà vigilata per l’informazione? La lettera fa seguito alle precedenti preoccupazioni espresse dal commissario in merito all’adozione di un insieme di leggi introdotte dalle autorità ungheresi fra giugno e dicembre 2010, che vanno a colpire la libertà dei mezzi di comunicazione e il pluralismo. In un parere pubblicato nel febbraio 2011, il commissario Hammarberg ha attirato l’attenzione sull’ampia gamma di provvedimenti nella legislazione ungherese sui mezzi di comunicazione che danno adito a dubbi, fra i quali: le prescrizioni in materia di contenuto, l’imposizione di sanzioni sui media, l’istituzione di un meccanismo regolatore politicamente sbilanciato dotato di poteri sproporzionati e mancante di una supervisione giudiziaria completa, le minacce all’autonomia del servizio pubblico radio-televisivo, la riduzione della tutela delle fonti giornalistiche. Nonostante gli emendamenti alle leggi adottate nel marzo 2011, il commissario osserva con rammarico che tali preoccupazioni persistono.Una magistratura senza autonomia? Il Commissario è anche molto preoccupato per le decisioni che sono state prese al fine di limitare i poteri della Corte Costituzionale e ridurre l’autonomia degli uffici dei difensori civici, e ha sottolineato che “ogni democrazia ha bisogno di un sistema di garanzie costituzionali e di istituzioni che forniscano un controllo effettivo sui poteri esecutivi”. Secondo la dichiarazione pubblicata sul sito web del Consiglio d’Europa, il commissario ha messo in luce le iniziative prese in Ungheria che potrebbero indebolire l’autonomia del sistema giudiziario. Come conseguenza dell’abbassamento dell’età di pensionamento dei magistrati, adesso sarà necessario nominare più di 200 nuovi magistrati. Questo provvedimento è stato accompagnato da una modifica nella procedura di tali nomine, che è ora affidata alla decisione di un singolo individuo di nomina politica. Inoltre, il commissario ritiene inopportuno che, come conseguenza della nuova legge sul sistema giudiziario, sia stato posto termine al mandato del presidente della Corte Suprema prima della conclusione della scadenza regolare: “L’impostazione secondo cui i magistrati vengono nominati dal presidente dell’Ufficio giudiziario nazionale, il quale a sua volta viene nominato dal governo per un mandato di nove anni, dà adito a numerose riserve. Il sistema giudiziario deve essere protetto da interferenze politiche indebite”.Quale appartenenza al Consiglio d’Europa? Il commissario, quindi, rivolge un appello alle autorità ungheresi affinché prendano provvedimenti incisivi per assicurare l’autonomia del sistema giudiziario, così come per rispettare pienamente le libertà di espressione e di religione, che sono fra i pilastri di una società democratica. Come dimostra la lettera del segretario generale Thorbjørn Jagland pubblicata il 12 gennaio, il Consiglio d’Europa è pronto a continuare a fornire la sua consulenza tecnica su queste materie. Jagland ricorda al ministro Martonyi che l’appartenenza dell’Ungheria al Consiglio d’Europa implica non soltanto il rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia nel processo legislativo e nei suoi risultati, ma anche il rispetto dei principi che sono alla base della democrazia, le “garanzie costituzionali” assicurate tramite il corretto funzionamento di istituzioni autonome.