CHIESA E UE
Il documento Comece sull’economia sociale di mercato
“Una comunità europea di solidarietà e responsabilità” è il documento della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) sull'”economia sociale di mercato altamente competitiva e gli obiettivi del Trattato dell’Ue” presentato il 12 gennaio a Bruxelles. A partire da Lisbona, questo concetto è entrato a far parte dei documenti politici dell’Unione europea, motivo per cui i vescovi si sono sentiti chiamati a esprimere una propria posizione, dal momento che “la sua origine sta nella visione cristiana e occidentale della persona umana” e nell’eredità greca, romana e biblica soggiacenti “all’etica della giustizia e all’etica della carità”. Perciò “l’Ue può fondarsi su queste tradizioni, le cui tracce sono presenti in tutti gli Stati membri, per proseguire nell’evoluzione verso un’economia sociale di mercato”.Agire gratuitamente. Gli elementi che compongono il concetto di economia sociale di mercato sono comuni in tutti gli Stati europei, nonostante le differenze terminologiche: “Una grande libertà del mercato associata a strumenti di un’economia competitiva e al principio di solidarietà, meccanismi di equità sociale, ovvero di protezione sociale ampia assicurata dallo Stato”. Secondo i vescovi, però, “una società non può funzionare solo con diritti da far valere, ma ha bisogno di uno spazio di generosità. Un aiuto pubblico sproporzionato può generare relazioni di dipendenza e impedire l’assunzione di responsabilità, la carità attiva e la solidarietà”. Tuttavia “le forme di solidarietà statali sono affidabili e permanenti, quindi necessarie”. Eppure a esse manca “l’aspetto volontario” che è “indispensabile perché nutre la sensibilità morale e crea un capitale di fiducia”.Economia di mercato e concorrenza. “Un mercato veramente competitivo, ben regolato, è uno strumento efficace – scrivono i presuli – per raggiungere importanti obiettivi di giustizia”. Ma è “la distorsione della concorrenza per abuso di potere economico o aiuto pubblico che deve essere attivamente combattuta e impedita dal legislatore e dall’esecutivo dell’Ue”. Occorre perciò un sistema monetario e finanziario stabile, cioè “controllato e regolamentato”. Tuttavia “orientare l’economia con il solo fine di massimizzare i profitti è un errore”. I vescovi fanno appello a “tutti gli attori della sfera economica, in particolare i quadri superiori e i dirigenti”, e richiamano la necessità di “una nuova cultura della decenza”. Per uscire dalla crisi, essi invocano misure straordinarie “nel rispetto della giustizia sociale”, cioè distribuendo le responsabilità tra i governi, le banche e le istituzioni finanziarie e quindi, ad esempio, con “una tassazione straordinaria su di loro”. I vescovi ricordano però anche che ci dobbiamo premunire contro “l’intrusione e il dominio del mercato e della sua logica interna in tutti gli ambiti della vita: ci sono bisogni che non possono essere soddisfatti dal mercato, soprattutto nelle famiglie”. Politica sociale. I vescovi auspicano “un ripensamento della ripartizione di competenze tra Ue e Stati membri”, dal momento che le politiche fiscali, sociali e di bilancio, la cui responsabilità primaria è dei singoli Stati, hanno un ruolo sempre più determinante . Numerosi sono i punti delicati affrontati dai vescovi “nella preoccupazione che il mercato sia completato con prestazioni sociali in modo che tutti i cittadini possano godere di una vita nel rispetto della dignità umana”. Essi affrontano i temi della disoccupazione di massa, della trasferibilità dei diritti al pensionamento professionale, di famiglia ed educazione, dell’immigrazione “necessaria per il funzionamento futuro dei meccanismi economici e sociali europei”.Lo sviluppo sostenibile. “La nostra responsabilità verso la creazione – proseguono – ci sollecita al rispetto del principio economico ed etico dello sviluppo sostenibile. Un’economia sostenibile e competitiva si serve delle forze del mercato per innovare nel senso di una maggiore produttività delle risorse”. “Le nostre economie devono essere impregnate di una concezione di sviluppo rispettoso dei cicli e ritmi della natura, cambiando quindi il nostro rapporto con gli alimenti, l’energia e l’acqua”, oltre che assicurando “un impegno e una garanzia istituzionali specifici, sia a livello europeo sia mondiale”. Conclusione. La crisi, dicono al termine del documento, “ha mostrato chiaramente che le sfide e i pericoli economici dovuti all’interdipendenza generalizzata delle economie nazionali devono essere affrontati su scala internazionale” con un’autentica autorità politica mondiale. Essa dovrà prendere in considerazione “la giustizia e la responsabilità ecologica” per giungere a un’economia mondiale che, pur garantendo libera e giusta concorrenza, offra alle economie nazionali deboli una possibilità di sviluppo. “Realizzare in Europa un’economia sociale di mercato – concludono – fa parte della ricerca di una pace mondiale e di una giustizia globale”.