UE

Comunità dell’energia

Proposta da Buzek e Delors, resta un nodo dell’integrazione

Dopo due anni e mezzo alla guida dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, eletto presidente dell’Assemblea nel luglio 2009, è pronto a lasciare l’incarico. Come vuole la consuetudine, a metà legislatura l’emiciclo procede infatti con un rinnovo di tutte le cariche più importanti.Richiamo a Schuman. Durante la sessione del 16-19 gennaio l’eurodeputato polacco, accademico, attivista di Solidarnosc, poi premier a Varsavia, cederà dunque il seggio più alto del Parlamento Ue al suo successore. Ci saranno tempo e modo per segnalarne i tratti principali della carriera politica, ma sin da ora è possibile sottolineare un aspetto importante, un “filo rosso” che ha accompagnato la biografia di Buzek, e che si riferisce a uno dei temi all’ordine del giorno del processo d’integrazione comunitaria. Si tratta precisamente della Comunità europea dell’energia, proposta a più riprese dallo stesso Buzek, e formalizzata assieme a Jacques Delors, indimenticato presidente della Commissione europea, il 5 maggio 2010. Nell’intestazione del documento firmato in calce dai due politici, appare una frase tratta dalla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, dalla quale prese simbolicamente avvio il processo verso la “casa comune”: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta – affermava l’allora ministro degli esteri francese -, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.Fonti alternative. Proprio la solidarietà, tra gli Stati e i popoli europei, è stata una delle ragioni che hanno innervato l’azione culturale e politica del presidente uscente. Il quale ha dedicato la vita alla ricerca (è fra l’altro autore di 200 pubblicazioni e detentore di tre brevetti Ue nel campo energetico), alla lotta contro il regime comunista e alla vita sociale e politica prima nel suo Paese, poi su scala europea. Jerzy Buzek e Jacques Delors affermavano nel loro documento: “Quasi sessant’anni fa sei Stati europei creavano la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Il loro intento era quello di sostituire il conflitto con la cooperazione e l’antagonismo con la prosperità. L’energia è tuttora all’ordine del giorno politico ed economico, ma le regole che assicuravano parità di accesso alle risorse comuni non esistono più”. In questa fase l’Europa “si trova dinanzi a numerose gravi crisi – in campo energetico, ambientale e soprattutto economico – che richiedono nuove priorità e riducono le opzioni disponibili. D’altro canto, queste sfide ci offrono delle opportunità. Lo sviluppo di fonti energetiche alternative sostenibili e abbordabili è la chiave di una nuova rivoluzione industriale che contribuirà a fare uscire l’Europa dalla crisi economica”.Gli impegni Ue. La proposta di Buzek e Delors è stata nel frattempo presa in considerazione da più parti, in sede universitaria, da ricercatori scientifici, in sede politica. Di passi avanti se ne sono registrati: ad esempio l’Ue si è assegnata obiettivi impegnativi per il futuro, nel senso della riduzione del consumo energetico, degli sprechi e delle emissioni inquinanti, di un maggior ricorso alle fonti rinnovabili, e accettando la sfida di giungere a una vera politica energetica condivisa sul fronte degli approvvigionamenti, delle infrastrutture, delle innovazioni tecnologiche. “Ma molto resta da fare”, hanno ribadito i due “europeisti”. “Per rispondere a queste sfide occorre un cambiamento radicale del modo in cui produciamo e consumiamo energia. Siamo convinti che l’Europa abbia bisogno di una politica energetica comune più forte e approfondita. Una politica energetica che garantisca l’accesso all’energia a prezzi ragionevoli e stabili, che mantenga la nostra competitività industriale e promuova lo sviluppo sostenibile e la transizione verso una società a basse emissioni di carbonio”.Cooperazione rafforzata. C’è da scommettere che Buzek con la fine del suo mandato di presidente tornerà a occuparsi del suo grande progetto di Comunità dell’energia. Perché, a suo dire, le politiche esistenti per liberalizzare l’offerta energetica, migliorare l’interconnessione energetica e proteggere l’ambiente “hanno dato buoni frutti e continuano a svolgere un ruolo importante, ma non sono sufficienti”. A suo avviso occorrono “obiettivi più ambiziosi” e una “integrazione più profonda”. Assieme all’ex presidente della Commissione, Buzek aveva affermato: “Crediamo che il prossimo capitolo della storia dell’integrazione europea debba comportare la creazione di una Comunità europea dell’energia, una nuova Cee”. Giungendo a dichiarare: “Grandi passi avanti nel progetto europeo possono e, se necessario, devono essere compiuti da un nucleo iniziale di Stati membri impegnati, Stati in grado di fare uso di una cooperazione rafforzata per progredire”. Dai due firmatari erano seguite proposte operative in relazione al mercato unico, alle reti, alla diversificazione del mix energetico. “Nel lungo termine, se posti dinanzi a una crisi energetica di vaste proporzioni, dobbiamo poter contare su riserve strategiche comuni gestite nell’intero continente in uno spirito di solidarietà”.