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Tre grandi questioni” “

Disoccupazione, libertà religiosa e aiuti Ue all’Egitto su Europe Infos

L’uscita estiva di Europe Infos da spazio alle questioni economico-finanziarie per poi dedicarsi al tema dell’energia e sviluppo sostenibile, alle politiche Ue sullo sfruttamento delle risorse nei paesi in guerra, oltre che ospitare i contributi su disoccupazione, Egitto e libertà religiosa, che qui recensiamo. L’editoriale è del gesuita Frank Turner, “Finanza ed economia. Problemi politici” (clicca qui). La disoccupazione, problema morale. Sono 25,5 milioni gli europei disoccupati oggi, di cui circa 6 milioni al di sotto dei 25 anni, con percentuali che variano da paese a paese, descrive José Ignacio García, gesuita. “Le divergenze dimostrano che l’integrazione europea è lungi dall’essere raggiunta, e che le economie degli Stati membri sono ancora divergenti”. In mezzo a questa crisi “le parole di Papa Francesco hanno risuonato con forza, ricordando la priorità del lavoro rispetto ad altri elementi della vita economica”. Infatti “le attuali misure di austerità sono devastanti per milioni di cittadini. Le richieste di enormi tagli di bilancio, la stretta creditizia e la forza della moneta che limita le esportazioni impongono un onere enorme che sta dividendo l’Europa in due: l’Europa che crea posti di lavoro e l’Europa che li perde”. Accanto a ciò si registrano “profondi cambiamenti nel nostro modello economico e il lavoro umano è una delle questioni più vulnerabili”. “La soluzione non è facile, e la tentazione è di cercare palliativi a breve termine, invece di individuare i cambiamenti a lungo termine che richiedono il necessario largo consenso”. Libertà religiosa: nuovi orientamenti. Il 24 giugno sono stati adottati gli orientamenti dell’Ue sulla libertà religiosa, con “la consapevolezza della crescente importanza del fattore religioso nelle relazioni internazionali e il ruolo strategico della libertà religiosa nelle libertà più ampie” scrive José Luis Bazán (segretariato Comece). Egli spiega come “gli orientamenti dell’Ue mirino a fornire strumenti da utilizzare nelle relazioni dell’Ue con i paesi terzi, anche non all’interno della stessa Ue” e sono il frutto di una mediazione tra le diverse visioni e pratiche degli Stati membri relative al ruolo della libertà religiosa nella sfera pubblica. Trattandosi d’indicazioni che guardano fuori dall’Europa, Il punto di riferimento sono “gli standard comuni internazionali, in particolare l’articolo 18 della Patto internazionale sui diritti civili e politici”. Questa prospettiva “extraeuropea” ha significato dei limiti nelle linee guida, per cui, ad esempio “un approccio più equilibrato alla “legge sulla blasfemia” sarebbe stato auspicabile oppure il rafforzamento della dimensione collettiva e istituzionale della libertà religiosa”, mentre “la piena tutela del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni religiose, senza indebite interferenze da parte dello Stato” è stata ridotta al minimo. Per Bazán queste linee guida “contengono aspetti molto positivi, come il riconoscimento della personalità giuridica delle comunità religiose, ma non affrontano la sfida di proteggere e promuovere tutte le dimensioni della libertà religiosa previste dal diritto internazionale”. Rivedere gli aiuti all’Egitto? Un recente rapporto Ue sugli aiuti all’Egitto parla di 1 miliardo di euro erogati per “promuovere la governance e altri aspetti della società civile, che non hanno portato ai risultati attesi”. Per due motivi: “la mancanza di trasparenza nel modo in cui le autorità egiziane hanno fatto uso di questi fondi e l’assegnazione degli aiuti in assenza di qualsiasi progresso in questo campo”. Il sospetto di Eva Saenz-Diez, medico ed esperta del mondo arabo, è che “i “paesi alleati” che ufficialmente chiedevano più democrazia e libertà, avrebbero agito in modo diverso se il loro obiettivo finale fosse stato davvero la democrazia. Ma sembra che il loro obiettivo fosse la stabilità dell’Egitto a tutti i costi per avere risorse. Di fatto, il destino delle minoranze religiose è andato deteriorandosi, la tensione tra le diverse comunità religiose è aumentata e sono state adottate misure repressive e riduttive della libertà di parola. La denuncia dell’autrice è forte: “sembrerebbe quasi che le decisioni e le misure adottate dal governo avessero rassicurato e cullato tutte le cancellerie occidentali riguardo il loro percorso verso una sedicente “stabilità” nel breve e medio termine”. E invocando maggior controllo conclude “ora sarebbe un buon momento per rivedere le proprie priorità” affinché “gli aiuti di qualsiasi tipo siano erogati con cautela e con un processo rigoroso di monitoraggio”.