PAESI BASSI

Per una nuova economia

Documento della Conferenza dei religiosi in vista del voto europeo

“Una crisi è fondamentalmente un momento di verità, la possibilità di trovare risposte alle domande più profonde portate in superficie dalla crisi. Che cosa vale davvero la pena? Quali relazioni abbiamo gli uni con gli altri nella società? Come possiamo garantire un futuro sostenibile per tutti, non solo qui, ma altrove?”. Questa è la prospettiva da cui muove “Chiamati a condividere”, una riflessione sui temi dell’economia che la Conferenza dei religiosi e delle religiose dei Paesi Bassi (Knr) ha pubblicato nel contesto di un dibattito tra rappresentanti del mondo politico, delle forze sociali e del volontariato. La lettera vede la luce a pochi giorni dalle elezioni per il Parlamento europeo, che nei Paesi Bassi si svolgeranno il 22 maggio, mentre i sondaggi danno un 20% di cittadini interessati al voto. Per il Knr, il messaggio che si può apprendere dalla crisi e la strada indicata per ripartire è la “condivisione”: condividere idee di “vita buona”, il “servizio al benessere generale”, la “lunga tradizione religiosa” e le “parole di Gesù di Nazareth”. Sulle sabbie mobili. Nella complessità della crisi economica “una cosa è chiara: un sistema che cerca solo di massimizzare il profitto, senza tener conto delle conseguenze per l’uomo e per l’ambiente, è costruito sulle sabbie mobili”. Per cui se non si “cambia nulla di fondamentale nel sistema, si passerà direttamente a una nuova crisi”. Che il sistema è sostanzialmente mal funzionante lo dimostrerebbero i numeri: secondo uno studio condotto da Oxfam, le 85 persone più ricche della terra possiedono tanto quanto i 3,5 miliardi di più poveri. O ancora: l’1% della popolazione mondiale possiede 65 volte più della metà più povera del mondo. Per i religiosi dell’Olanda “una società in cui le condizioni di vita delle persone più vulnerabili sono continuamente erose, non è una buona società”. I poveri in primo piano. A capovolgere la prospettiva, è invece, il suggerimento di Gesù, che in epoca di “salvataggi per le grandi banche e turbolenze nel settore finanziario” riecheggia con “sorprendente attualità”, a farsi “borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli”, a cercare un “regno” in cui “i più poveri sono trattati con tanta cura e rispetto”. Così la proposta che viene avanzata è chiara: “In questi tempi in cui ci sembra di non poterci aggrappare saldamente ad alcun messaggio, sul miglioramento delle prospettive di ripresa economica” c’è una parola di Gesù che dà “una buona notizia: se costruiamo la nostra vita in comunione con Dio e con gli altri non abbiamo nulla da temere”. Addirittura ciò mette “in discussione il modo di pensare dei ricchi e dei poveri insieme”, perché muove dall’evidenza che il guadagno e la ricchezza sono sempre in pericolo, possono sempre essere rubati, corrosi, distrutti. L’insegnamento del Papa. La prospettiva è quella che papa Francesco ha posto nella recente lettera “Evangelii Gaudium” in cui condanna “l’economia dell’esclusione e dell’inequità”, che “uccide”. O ancora quella della vera ricchezza che il gesuita Pedro Arrupe definiva come “legge interiore dell’amore” in contrasto con “l’interesse personale, l’avidità o l’ambizione della nostra esistenza individuale e collettiva che dominano la nostra politica, le nostre strutture sociali e le nostre scelte”. Ma la chiave di volta per “riorganizzare la società” è “tutti insieme”: non basta infatti aiutare “i meno qualificati, i migranti, le persone con disabilità e gli anziani”; occorre “ascoltarli, riconoscere la loro forza e lasciarci cambiare da loro”. Condividere i talenti. Il punto quindi è “se continuiamo a credere in una ingegneria sociale in cui noi siamo al centro insieme ai nostri successi da realizzare, spesso a scapito degli altri” o se invece accettiamo di essere “chiamati a dare agli altri, non solo le nostre cose, ma anche a condividere con gli altri i nostri talenti”. È nella risposta a questa sfida che sta la possibilità di superare le diverse crisi: economica, sociale, ambientale. Il suggerimento conclusivo del documento è di “avere occhi per vedere” le “molte iniziative in corso nella società in cui si sperimentano modi ecocompatibili di vivere e lavorare insieme” e di sostenere – come società civile, politici e singoli cittadini – queste iniziative che “creano un futuro di bene”.