ERRORI E OMISSIONI

Sui migranti Juncker strapazza l’Europa

È stato un errore "lasciare sola l’Italia a gestire l’operazione Mare Nostrum". E ancora: "È stato un grave errore aver interrotto Mare Nostrum, ha provocato gravi perdite di vite umane". Il fenomeno epocale delle migrazioni di massa dalle coste africane a quelle europee non è un problema dei soli Paesi rivieraschi. Le decisioni assunte dai 28 capi di Stato e di governo dei Paesi Ue la settimana scorsa "non sono sufficienti" e appaiono "inadeguate" rispetto agli esodi di proporzioni bibliche in atto e a quelli che – occorre prepararsi – arriveranno questa estate.
A parlare con questi toni non è un cooperatore motivato, un giovane volontario, un esponente della Caritas. È Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Uno degli artefici dell’integrazione comunitaria, uno dei padri dell’euro e della Troika. Un esponente lussemburghese di matrice cristiano-democratica, parte politica che, oggi come ieri, vanta la maggioranza dei seggi all’Europarlamento e, più ancora, tra i premier europei. Ebbene Juncker mette da parte per una volta la sua tradizionale prudenza, dimentica per un attimo di essere "parte in causa" come capo dell’Esecutivo Ue e finalmente dà sfogo a quello che pensa davvero. Intervenendo in mattinata nella sede dell’Europarlamento a Strasburgo manda a dire che così non va bene, che gli Stati europei stanno agendo secondo egoismo, che le vite in mare vanno salvate, a qualunque costo. E che – lo ridice – l’Italia non può restare sola.
Aggiunge poi altri due elementi essenziali, imprescindibili. Anzitutto è "necessaria una ripartizione geografica dei profughi in tutta Europa. Va fatto – afferma tra gli applausi degli eurodeputati – senza tentennamenti". E, in secondo luogo, "occorre fare il possibile perché non ci siano" in futuro "altri disperati che si imbarcano mettendo a rischio la propria vita". Per questo "bisogna assolutamente che gli Stati membri e l’Ue aumentino gli aiuti allo sviluppo. È il solo modo per pensare che la gente non voglia scappare" dalla propria terra.
Juncker riconosce gli errori del passato recente, tira per la giacca quei governi che si chiamano fuori – per ragioni geografiche – dal dovere di salvare vite umane e di accogliere, responsabilmente, chi in un modo o nell’altro ha messo piede in Europa senza essere inghiottito dal mare.
Il 13 maggio la Commissione, guidata proprio da Juncker, presenterà una "strategia europea" per le migrazioni. Comprenderà anche le modalità per affrontare le migrazioni regolari e la politica di asilo. Ma soprattutto confermerà che l’Europa va da Lampedusa alla Lapponia, da Lisbona ai confini con la Russia ed è questa Europa che è chiamata in causa per evitare, solidalmente, che il Mediterraneo sia il cimitero degli africani e la tomba delle speranze dell’Africa di entrare, con il resto del Globo, nel Terzo Millennio.