ACCADE A TREVISO
A 76 anni e dopo 28 di presidenza della locale sezione trevigiana dell’Associazione italiana lotta contro le leucemie, Teresa Pelos lascia. Tutto era cominciato nel 1986, quando suo figlio seminarista di 15 anni fu colpito dalla leucemia che presto se lo portò via. Poi una serie infinita di iniziative, di realizzazioni e di opere “nate dal dolore”
In una grande borsa di carta raggrinzita, Teresa Pelos ha riposto i documenti più importanti della sezione trevigiana dell’Associazione italiana lotta contro le leucemie. A breve quella borsa verrà consegnata al nuovo presidente. Sarà l’ultimo atto del passaggio di consegne tra Teresa e il neopresidente. Tra quei documenti ci sono bilanci, progetti di ricerca, borse di studio per specializzandi… Carte preziose perché grazie ad esse tanti malati possono affrontare la malattia con maggiore dignità e con una più elevata probabilità di guarigione. Teresa Pelos si è fatta da parte, dopo 28 anni, per ragioni di età e di salute. Ha 76 anni e da cinque anni deve fare i conti con il diabete e con altri acciacchi "che mi hanno tolto l’energia di un tempo". E di energia questa donna ne ha messa tantissima nella lotta alla leucemia. A dargliela la vicenda del figlio Benedetto, che la malattia si è portato via a soli 15 anni, "dopo due anni di calvario". Il ragazzo era entrato in seminario in prima media. Il 1° settembre 1986 la scoperta del male. Dopo circa un anno e mezzo la medicina dichiara la propria impotenza dinanzi alla malattia e Benedetto chiede di sospendere qualsiasi accanimento terapeutico. Vuole vivere appieno gli ultimi mesi. Nell’agosto del 1988 vede esaudito il suo ultimo desiderio: partecipare al pellegrinaggio a Lourdes. È lì, probabilmente, che è nata la "vocazione" di Teresa per l’Ail: "Dopo il bagno nella piscina ho domandato a Benedetto se aveva chiesto la grazia. E lui mi ha risposto che non avevo proprio capito niente di Lourdes. Anche Bernadette infatti era malata ma non chiese alcuna grazia a Maria. Mi sono vergognata di quello che avevo detto..". Dopo pochi giorni, il 1° settembre, Benedetto morì. E nacque l’Ail di Treviso. La casa di San Fior, sede dell’Ail provinciale. Dalla morte del figlio la casa dei Pelos a San Fior di Sotto è diventata la sede provinciale dell’Ail e tale è rimasta fino a pochi mesi fa. Teresa, che chiude l’attività di sarta intrapresa dopo anni di emigrazione in Svizzera, e il marito Benito, anche lui mancato qualche tempo fa, cominciarono un’opera che sarebbe doveroso raccontare in un libro. Noi, qui, possiamo solo fare una sintesi, ma proprio stringata. "Il presidente della Regione Luca Zaia – racconta Teresa – mi ha chiesto di calcolare quanti soldi ho raccolto a favore della sanità veneta per lavori, macchinari, sostegno alla ricerca. Ho preso tutti i progetti e ho fatto il totale: 10 milioni di euro. E questi sono solo i soldi per l’assistenza sanitaria. Poi ci sono gli appartamenti per i familiari, le tante ore spese dai volontari di assistenza…". Le opere più importanti finanziate dall’Ail vanno ricordate: il Centro di ematologia infantile di Padova e il reparto di Ematologia di Treviso. "Ho trascinato con l’esempio". Com’è stato possibile tutto ciò? Come ha fatto questa piccola donna a realizzare tanto? Con la forza di volontà, con l’inventiva, con l’esempio, con la fiducia negli altri. "Non ho mai fatto la ‘presidente’ dell’Ail, ma ho trascinato gli altri con l’esempio". E che esempi! Lei non li vuole raccontare, ma noi conosciamo tanti episodi. Ai primi tempi, quando ancora l’Ail non aveva acquistato e sistemato gli appartamenti per i malati, ospitava nella propria casa i familiari dei malati che risiedevano lontano, anche in Sicilia. Per tanti anni ha trascorso col marito i mesi estivi nella casa dell’associazione a Lamosano dove venivano ospitati malati con le loro famiglie. Ha assistito molti malati in vari ospedali. Fino allo scorso anno due-tre volte alla settimana ha svolto, con altre volontarie, servizio di accoglienza e accompagnamento nel reparto di Ematologia dell’ospedale di Treviso. E tutto, sempre, gratuitamente, anzi rimettendoci. Ecco perché tante persone, in tutta la Marca, si sono impegnate in questi 28 anni, in vario modo, a favore dell’Ail. Anche qualche domenica fa, con la vendita delle uova di cioccolato. "È stata una mia invenzione – racconta Teresa -. Visto il successo delle prime edizioni, andai a Roma per dire ai responsabili dell’Ail nazionale che questa iniziativa aveva più ritorni rispetto alle stelle di Natale. Mi diedero ascolto e la campagna divenne nazionale". La Provvidenza e …l’ingratitudine. Cosa hanno insegnato questi 28 anni a Teresa? Tante cose. Le riassume così: "Quando si fa per gli altri… la Provvidenza aiuta sempre. Mi dicevano che ero spericolata a garantire di persona un’opera dell’Ail per un milione di euro, avrei potuto perdere la casa… E invece i soldi sono arrivati…". "In questi 28 anni ho visto tante volte la mano del Signore". "Un bravissimo medico mi disse una volta: ‘Non faccia un favore se non è in grado si sostenere l’ingratitudine’. Questo consiglio mi ha preparato ad affrontare molte delusioni umane". "Tutto quello che ho realizzato è nato dal dolore". A lei che negli ultimi trent’anni ha quotidianamente visto e toccato con mano la sofferenza chiediamo un ultimo pensiero per i malati: "Dal dolore possono nascere molte cose. Tutto quello che ho realizzato è nato dal dolore… Ai malati ho sempre detto che la preghiera più sublime che possono fare è accettare la malattia. È quello che mi ha insegnato Benedetto in quell’ultimo viaggio a Lourdes". (*) "L’Azione" (Vittorio Veneto)