“Non bisogna aver paura dei giovani, ma dar loro fiducia: la società nuova non può costruirsisenza il contributo dei giovani”. E’ questa, secondo quanto ha detto durante il Convegno diPalermo il coordinatore del gruppo di lavoro sui giovani, Nicola Sangiacomo, la convinzionedi fondo che deve animare la Chiesa del terzo millennio nella sua azione pastorale rivolta aigiovani. In un mondo di “grandi trasformazioni culturali” come il nostro, bisogna dar spazioalla “ricchezza e alle formidabili potenzialità” dell’universo giovanile, che “è diventatosempre più decisivo” per orientare il cambiamento. La comunità ecclesiale, per Sangiacomo,”non deve accontentarsi di rincorrere i cambiamenti, ma deve intuirli, attraverso il coraggioprofetico di anticipare il futuro”. In questo senso, occorre “superare la suddivisione tragiovani ‘vicini’ e ‘lontani’: l’attenzione della Chiesa va rivolta a tutti i giovani, tenendopresente che quelli che incrociano i sentieri della comunità ecclesiale sono ormai unaminoranza”. I giovani, oggi, “sono la nuova categoria dei poveri, situati ai margini dellasocietà. La Chiesa deve rimetterli al centro, deve essere capace di fare silenzio mettendosiin ascolto di ciò che essi esprimono”. I giovani, nella Chiesa, non vanno considerati “fornitoridi servizi ecclesiali, prima di essere profondamente motivati”. Di qui la priorità dellaformazione”: bisogna “formare i formatori”, facendo diventare la pastorale giovanile “unimpegno comune di tutta la comunità, in missione con i giovani e verso i giovani”.