Una consapevolezza profonda ha attraversato tutto il terzo ambito di discussione alconvegno ecclesiale nazionale di Palermo, quello dell'”amore preferenziale per i poveri”.Così ha esordito il prof. Andrea Riccardi, il coordinatore che ha sintetizzato le conclusioni deigruppi di lavoro sui poveri. “La Chiesa è di tutti – ha proseguito – e particolarmente dei poveri.Infatti l’amore preferenziale per questa categoria sgorga dal profondo del Vangelo dellaCarità e attraversa tutte le dimensioni della vita della comunità cristiana, nessuna esclusa. Ipoveri sono nel cuore della Chiesa. Quando si trovano ai margini di essa è tutta la vitacristiana a languire. La cura per i poveri ha le sue radici nella stessa comunione. Con gioia,dunque, ogni cristiano dovrà essere chiamato a vivere l’amore preferenziale per i poveri. Lagioia nel dare si radica nella profondità spirituale cristiana, sorreggendo ogni servizio ed ogniimpegno in favore dei poveri, liberandolo dalle tentazioni dell’attivismo e del protagonismo.Con gioia la Chiesa è chiamata a vivere la povertà del suo Signore, seguendo Cristopovero”.”La cultura della solidarietà e della compassione – ha detto ancora Riccardi – affermal’esigenza di uno Stato giusto ed attento alle fasce più deboli della popolazione. Infatti loStato esprime una comunità di destino non solo tra le varie regioni del Paese, ma pure tra gliitaliani di diversa condizione sociale e di tutta la società con i più deboli. Si rileva che sonoproprio i poveri ed i deboli a pagare per primi la crisi dello Stato, la carenza di legalitàl’inefficienza dei servizi. Per tutti, ma ancor più per i poveri – ha aggiunto Riccardi – è alloranecessario e primario battersi per uno stato che sia autenticamente solidale”.