“Non basta usare i media per diffondere il messaggio”, occorre integrare il messaggio stessonella nuova cultura “creata dalla comunicazione moderna”, che si presenta sempre più”come cultura e come industria”. E’ questo il punto di partenza di un documento, dal titolo”Mass media cattolici: le sinergie possibili”, approvato dalla Commissione Cei per leComunicazioni Sociali e presentato al Convegno di Palermo nelle tre commissioni di studiodel primo ambito, impegnate sul tema della comunicazione sociale. I “cambiamentiaccelerati” avvenuti negli ultimi anni nel mondo della comunicazione, si legge nel testo, sonospesso “posti sotto il segno dell’ambiguità, dell’intrecciarsi di ‘reale’ e ‘virtuale’, tipico deimass media della generazione ‘televisiva’”. Si può parlare, così di “tendenza alla volatilità,alla frammentazione”, di un “nuovo areopago” inteso come “realtà complessa, mutevole,ambigua e frammentata”, che procede secondo una logica molto diversa da quella dellacomunicazione evangelica. Dal Convegno di Palermo, il primo a presentare lacomunicazione sociale come una delle priorità per la Chiesa italiana, “è emersa una fortedomanda di investimento nella comunicazione, con la creazione di strutture ed occasioni dicoordinamento e di sinergia”. Domande, queste, che hanno bisogno di “risposte coraggiose erealistiche”, e che comportano per la comunità un impegno “a molteplici livelli”.