La nota del Sir di commento all’apertura del convegno di Palermo pone un’interrogativo:”Come fare per non perdersi nell’attivismo puramente sociologico né rifugiarsi nellospiritualismo?” e rileva: “Già dalle due relazioni fondamentali di Garelli e Coda sono venutedelle indicazioni operative”. In particolare, “Garelli ha posto due esigenze: andare avanti nel’progetto culturale’ e far crescere una ‘nuova spiritualità’, in particolare dei laici. Coda hacompiuto un organico percorso che porta a riscoprire i fondamenti culturali e spirituali delVangelo della Carità ed identifica, insieme ad alcune priorità, dalla famiglia all’educazione,dalla questione della democrazia a quella della legalità, dall’informazione alla mondialità,l’apporto della Chiesa e dei cristiani”.”Qui, probabilmente, occorre – prosegue la nota – la capacità di dire ‘parole nuove’sull’impegno nella società italiana. Sono ormai lontane, e non più utili, le categorie che daglianni settanta per lungo tempo hanno sollevato molto dibattito soprattutto tra i laici. Anche aquesto proposito vale l’evangelico ‘vino nuovo in otri nuovi’, ricordato da Piero Coda”. Perciò,conclude il Sir, “andare oltre significa sapere discernere e sintonizzarsi sulla lunghezzad’oggi della modernità (o della post-modernità), come dicono i sociologi, ma senza smarrirela propria capacità di andare all’essenziale. E questo intorno ad un progetto unitario e adun’autentica comunione ecclesiale”.