C’è una sottile censura dei giornalisti di fronte alla morte di missionari

Lo afferma padre Giancarlo Politi, direttore della rivista “Mondo e Missione” del PontificioIstituto Missioni Estere, nell’editoriale del numero di novembre.”Laici e preti continuano a morire in missione (ultima in ordine cronologico GraziellaFumagalli i cui funerali si sono celebrati oggi a Casatenovo) ma – sottolinea padre Politi – imass-media non sanno decifrare in profondità il senso di questi sacrifici”.Di fronte a questa incapacità, il direttore di “Mondo e Missione” riprende nell’editoriale laperplessità di un missionario saveriano che, incaricato di spiegare ai giornalisti i motivi delrecente assassinio di alcuni confratelli in Burundi, ha detto: “Sempre da parte nostra si cercadi dire il nome di Gesù Cristo, un nome che poi risulta totalmente assente dagli articoli edalle interviste”.Lo stesso saveriano aggiunge che “non si può capire la cocciutaggine dei missionari senzaquel nome; non si può andare oltre la semplice ammirazione senza capire che, con Uno cheé morto in croce ed é ancora con te, non si può giocare”. Questo il commento di padrePoliti: “Il missionario muore, la stampa censura”.