Così il Sir definisce il discorso pronunciato ieri da Giovanni Paolo II alla Fao.”Senza un condiviso tessuto connettivo – si sottolinea nella nota settimanale – la società delle nazioni rischia di regredire ad un conflitto. L’appello del Papa all’etica della solidarietà ed alla cultura della condivisione significa guardare in profondinon riesce a fare se non separare una sempre più ristretta porzione di molto ricchi da unasempre più estesa fascia di diseredati”.”L’appello non è semplicemente sul piano dei princìpi. Il meccanismo perverso che si nota alivello mondiale – continua la nota – rischia di riprodursi anche all’interno dei paesieconomicamente più sviluppati, per la pressione dell’immigrazione e per il processo diristrutturazione che mette in causa lo status e le prospettive dei ceti medi che hannocostituito nei decenni del dopoguerra il nerbo delle società occidentali”. Proprio alle societàoccidentali – conclude la nota – il Papa “ha lanciato un preciso messaggio, mettendo inguardia sulle conseguenze di ‘una cultura consumistica’ che tende ad esaltare i bisogniartificiali rispetto a quelli reali, consumando così anche i rapporti sociali”.