E’ quanto sostengono i curatori del volume “Immigrazione: dossier statistico ’95”, presentatooggi a Roma dalla Caritas diocesana e Migrantes. “Non è vero che immigrazione è uguale adelinquenza” hanno affermato. Se infatti i detenuti stranieri sono 8.438, ossia un quarto deltotale, è altrettanto vero che essi, a causa delle condizioni di disagio sociale in cui vivono,non possono usufruire delle misure alternative e sostitutive della detenzione come tutti glialtri. E’ soprattutto eccessiva la stima che valuta il numero di clandestini e irregolari intorno a800.000/1.000.000 di presenze. In realtà – spiega il dossier – sembra più fondato ipotizzarecirca 300.000 persone, un terzo rispetto ai titolari di permesso di soggiorno (922.706 all’iniziodel ’95 tra comunitari e non, ossia l’1,6% della popolazione italiana). Di questi ultimi 781.429sono cittadini extracomunitari, provenienti in maggioranza dai Paesi in via di sviluppo. Leregioni del Nord sono le aree di maggior presenza (in Lombardia sono 206.700 persone),anche se la provincia di Roma rimane la capitale dell’immigrazione (173.459). Circa i 4/5 deltotale vengono in Italia per lavoro (58%) o per ricongiungimenti familiari (17%). Ciò significache non si tratta più di una immigrazione di passaggio. La maggior parte degli stranieriresidenti non è sposata (53%) o se lo è raramente vive con i propri figli. Gli uomini sono inmedia il 57% del totale. La diversa appartenenza religiosa degli immigrati (31% di cattolici,23% cristiani di altre confessioni, 33% di musulmani e 13% di religioni diverse) non è statafinora un fattore di discordia; i musulmani, ad esempio, vivono la loro fede pacificamente etalvolta in collaborazione con i cattolici. Riguardo al mondo del lavoro risultano 86.879immigrati regolari iscritti al collocamento, rispetto a circa 100.000 avviamenti al lavoro nelsolo 1994 (15.000 in più dell’anno precedente), avvenuti per lo più a seguito di chiamatadiretta da parte del datore di lavoro.