l’accesso all’invalidità e’ una sorta di ammortizzatore sociale di antica data.

-E’ il commento di mons. Antonino Pace, responsabile regionale per la Campania dellapastorale sociale e del lavoro, in relazione al discusso tema dei falsi invalidi. “Nel corso deglianni ’60, il boom economico del nostro Paese, unito al perdurare di gravi squilibri nelladistruzione del reddito, ha prodotto una netta volontà del Governo di creare degliammortizzatori per evitare il conflitto sociale che sarebbe potuto scaturire e si è arrivati auna vera e propria situazione di abuso. Ora come allora, invece, -continua mons. Pace – lapastorale, la cui missione consiste nel formare le coscienze, non deve cessare di educare lapersona a farsi protagonista del proprio sviluppo con le proprie mani.” E’ dello stesso avvisoanche don Pasquale Caracciolo, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro diPerugia, che sottolinea come “sino alla fine degli anni ’80, è stata la legge stessa a dare alconcetto di ‘invalidità’ un’interpretazione estensiva, per risolvere problemi di altra natura,spesso socio-economica. Col superamento di questa legge, la sfera di ‘invalidità’ si èampiamente ristretta ma gli illeciti sono in parte rimasti. Tuttavia, nNNNon sono tanto dacolpevolizzare le persone quanto quelle istituzioni, che, con questi strumenti, hanno tentato,impropriamente, di risolvere il problema della disoccupazione.”