l’opinione di Leopoldo Grosso, responsabile del settore accoglienza del Gruppo Abele di Torino, di cui presidente don Luigi Ciotti. “E’ molto importante -continua Grosso- che ci venga chiarito, anche per non generare false speranze nelle famiglie dei tossicodipendenti, poich il vero scoglio nell’uscita dalla droga non tanto il disassuefarsi, quanto il non ricadere; dalla nostra esperienza, risulta infatti che le ricadute, dopo giorni, mesi o anni, sono comunque frequentissime. Inoltre, il metodo Urod prevede l’uso di un farmaco, il Naltrexone, gi… somministrato, e gratuitamente, presso i servizi pubblici deputati alla cura dei tossicodipendenti. Esso blocca lo stimolo al consumo di eroina e si notato che per questo i tossicodipendenti difficilmente ne accettano l’assunzione o, pi spesso, diventano consumatori di coca ed alcool. Per di pi, questo farmaco, anche a causa dei danni che provoca al fegato, pu essere assunto al massimo per un anno. Insomma, l’entusiasmo per il metodo Urod -conclude Grosso- mi sembra sostanzialmente pi legato alla speranza che esso possa colmare un certo vuoto delle strutture pubbliche che ai suoi meriti reali. E’ dunque opportuno che il ministro Guzzanti abbia bloccato quella che resta nient’altro che una semplice sperimentazione.”