Questa l’opinione espressa sia da Maria Vingiani, presidente del Sae (Segretariato attivitàecumeniche) che da Annie Caggiati, presidente del Comitato di cristiani contro l’antisemitismo,all’indomani delle manifestazioni antisemite ad Auschwitz e di un atto vandalico contro lalapide per i martiri delle Fosse Ardeatine, compiuto a Roma. “Questi episodi sono il segno chein Europa le diversità non si sono ancora riconciliate”, commenta preoccupata la Vingiani, daoltre trent’anni impegnata nel dialogo interreligioso con gli ebrei. “L’antisemitismo – prosegue laVingiani – è un peccato contro Dio e contro l’uomo. Eppure lo vediamo ritornare alla ribalta inquesta società in crisi”. Ciò significa, afferma la Vingiani, che “nonostante il nostro impegno, ildialogo con gli ebrei, il rispetto della diversità e la riscoperta delle radici comuni sono valoriche ancora non sono passati a sufficienza nella coscienza delle famiglie, nelle parrocchie,nella catechesi, insomma in tutti quei luoghi dove si fa formazione”.Alla Vingiani, fa eco Annie Caggiati: “Di fronte ad avvenimenti come questi, l’indignazione e itelegrammi non bastano. Bisogna impegnarsi di più a sconfiggere l’ignoranza e i pregiudizicontro gli ebrei, ancora diffusi tra gli stessi cattolici”. Per riuscire in questo intento, secondo laCaggiati, è necessaria una capillare opera di educazione attraverso “la formazione deisacerdoti, la catechesi, la sensibilizzazione di tutte le comunità cristiane”.