Così il card.Giacomo Biffi, durante la cerimonia funebre svoltasi oggi a Bologna, ha definito il monacoscomparso, aggiungendo che “forse qui sta la fonte del suo essere e del suo sentirsi un po’straniero e spaesato in una cristianità in cui tutti facciamo un po’ fatica ad accogliereveramente l’intestazione del Decalogo: ‘Io sono il Signore Dio tuo'”. In tutta la vita e in tutte lesue molteplici situazioni, ha fatto notare l’arcivescovo di Bologna, “don Giuseppe ha preso sulserio il suo prossimo, il bene comune, il valore autentico di una convivenza organizzatasecondo giustizia; e forse qui sta la fonte del suo essere e sentirsi un pò straniero e spaesatoentro il mondo politico italiano”. Un uomo forte della sua “obbedienza al Vangelo”, ma ancheun uomo che non ha mai perso “la sua attenzione e la sua passione per le sorti civili, politichee sociali del nostro paese”: questo il ricordo che Biffi conserva personalmente di Dossetti,nella cui religiosità “è percepibile un’assolutezza di donazione e di amore”. Testimoniata anchedalle ultime parole del suo testamento: “Rimetto la mia anima nelle mani del Padre, chiedendoperdono a tutti – soprattutto a coloro che ho trascurato, offeso, forse scandalizzato – eringraziando invece tutti coloro che mi hanno fatto del bene (e sono davvero innumerevoli)”.