Caso Jones: la medicina non è “soddisfacimento dei desideri”

“E’meraviglioso”: questo il commento di Edith Jones, la donna inglese di 52 anni che nei giorniscorsi, in Inghilterra, ha messo al mondo con il taglio cesareo una bambina concepita ‘in vitro’utilizzando ovuli della figlia Suzanne e del genero Chris Langstone. Casi come questo – silegge in uno studio del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica sul tema: “Fabbricare ibambini? La questione dell’embrione tra nuova genetica e medicina”, a cura di MariellaLombardi Ricci – dimostrano come si stia sempre più diffondendo nella nostra società lavisione della medicina come “soddisfacimento dei desideri”, invece che come ripristino dellasalute. In questa prospettiva, il medico è più che altro un “tecnico”, poiché la medicina siinterroga “sulla possibilità di rifiutare, senza perdere di credibilità, interventi tecnicamentepossibili, ma eticamente inammissibili”. Oggi, “il desiderio soggettivo tende a presentarsi difatto come un diritto, dal momento che è tecnicamente possibile soddisfarlo”. Tutto ciò dàluogo ad “una nuova forma di utilitarismo”, in base al quale l’accettabilità delle conseguenze diun intervento medico “non si ricava da principi, ma da valutazioni statistiche. Si giudica moralel’atto o il comportamento da cui derivano conseguenze giuridiche positive per il gruppo ol’individuo superiori ai rischi o eventuali squilibri”.