Come giudicano i tassi di interesse gli imprenditori cattolici

In una ricercacondotta su un campione di oltre 400 imprenditori e dirigenti cattolici aderenti all’Ucid (Unionecristiana imprenditori dirigenti) è emerso che il 36,7% degli intervistati aspetta dalla Chiesarisposte più attuali e articolate sul problema dei tassi di interesse e dell’usura. Il 45,1% ritieneche la condanna morale del prestare denaro ad interesse “ha senso solo quando i tassi diinteresse sono spropositati”, cioè solo quando si è in presenza di vera e propria “usura”. Alcontrario, per il 5,1%, la condanna del prestito ad interesse è “anacronistica sotto tutti i punti divista”. Ma c’è anche un 13,2% che afferma che la condanna del prestito ad interesse “è unaposizione profetica che dovrebbe far riflettere”.Insomma, c’è una parte degli imprenditori cattolici che chiede alla Chiesa una condannageneralizzata dei tassi di interesse bancari. Il presidente dell’Ucid, Giuseppe De Rita, nelpresentare questi dati in una conferenza stampa oggi a Roma, ha rilevato che “ilfondamentalismo anti-usura, intendendo per usura il prestito del denaro ad interesse, hasempre accompagnato i cattolici durante tutta la storia, basti ricordare le battaglie di moltiordini mendicanti contro i Monti di Pietà. C’è ancora, in parte del mondo cattolico, una visionenegativa dei processi speculativi e di mercato. Ma, già il Concilio Laterano III, nel 1510, avevaaffermato che prestare i soldi ad un interesse ragionevole non è peccato”.