E’ uno degli aspetti che emergono dai dati che la Fondazione italiana per il volontariato (Fivol)presenterà domani, a Roma, nel corso di un incontro, in vista della Giornata della donna (8marzo). “Da questi dati – ha detto al Sir Andrea Bassi, che ha curato lo studio – emergono duetipologie di donne attive nel volontariato: la prima è quella tradizionale, legata agli aspetticaritativi e concentrata soprattutto sull’assistenza ed il servizio. E’, per intenderci, il caso delleDame di San Vincenzo o di tante donne impegnate nelle parrocchie. Di solito si tratta di donneche hanno più di 35 anni.La seconda figura è invece più ‘innovativa’: sono donne, di solito al di sotto dei 35 anni e conun grado di scolarità elevato, che rivestono significative posizioni di responsabilità soprattuttonell’ambito delle cosiddette ‘nuove frontiere’ del volontariato, come la lotta all’Aids o l’impegnoper la violenza contro le donne. E’ evidente dunque che è in corso un ‘gap generazionale'”.Bassi aggiunge che “nel campo del volontariato, “in genere, il titolo di studio delle donne è piùalto di quello degli uomini” e che “a livello nazionale il numero di uomini e donne impegnati nelsettore è lo stesso”, anche se “le percentuali variano molto da regione a regione.”