Il teologo Piero Coda con una nota giudica negativamente la raccolta di firme lanciata neigiorni scorsi in tutta Italia per chiedere più democrazia all’interno della Chiesa e la revisionedelle posizioni del magistero in ordine alla morale sessuale e sacerdozio. Don Coda si chiedese questo sia “davvero il metodo evangelico, ecclesiale per far crescere le comunità nellafedeltà al Vangelo e al Concilio”. A questo riguardo, afferma don Coda, “il Convegno diPalermo ha dato un segnale preciso, che riguarda il nostro essere Chiesa di Gesù Cristo.Certo – ammette don Coda – l’ecclesiologia di comunione del Concilio Vaticano II va attuata.A tutti i livelli. E i ritardi ci sono. Ma la forma, le strutture, le modalità di questa ‘conversione’non possiamo inventarcele noi, né tanto meno presumere di imporle agli altri. La comunione- e, di conseguenza, la partecipazione corresponsabile che la esprime – è quella in GesùCristo. Questa – secondo don Coda – è la strada del nuovo. Il resto – come il seguire le stradeimproduttive del dissenso, della contestazione, della pressione indebita – è vecchio”. DonCoda auspica che “si lavori nel senso del rinnovamento, proprio attraverso un allargamentodelle forme di partecipazione e di corresponsabilità che rendano efficace l’ecclesiologia dicomunione, ma rispettando il mistero della Chiesa e scegliendo la via giusta e il giustometodo”.