Il disagio psichico dei giovani e’ dovuto spesso ad ostilità sociali e culturali

L’impegno della comunità cristiana si gioca allora nel coraggio di mettere in discussione lacultura dominante fondata sull’ “idolatria dell’io”, per proporre invece la logica del “farsiprossimo”. Dalla sua decennale esperienza a contatto con il disagio psichico giovanile, donGiovanni Sandonà, vice-direttore della Caritas di Vicenza e responsabile della commissionediocesana sul disagio mentale, ha potuto rilevare come i processi culturali in atto influiscanonegativamente sulla psiche dei giovani. Sono infatti molti coloro che, “al termine di unabrillante carriera universitaria e al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro, si scontranocon una realtà difficile, fonte di frustrazioni, di sensi di colpa e di disistima di sè”. Il disagiopsichico, precisa don Sandonà al Sir, è proprio “una delle cartine di tornasole chemanifestano con più chiarezza le vittime di un certo sistema culturale e sociale”. “Il famosomito del superuomo perseguita l’io ideale di ciascuno – dice – e fa scaturire forme di ansia edi depressione. I compiti della comunità cristiana sono quelli di sfatare questa mentalità e disollecitare la struttura pubblica a diventare più pedagogica nell’educare a riconoscere ildisagio mentale fin dai primi sintomi. Come Chiesa, dobbiamo riflettere sulla propostaculturale che facciamo. Il discorso pastorale non può limitarsi a fasciare le ferite ma deveinsistere sulla valorizzazione dei rapporti interpersonali”.