Lo sostiene p. Gino Concetti, docente di teologia morale al Pontificio Ateneo Antonianum,intervistato dal Sir in merito alle vincite ultramiliardarie nelle lotterie statali in Italia eall’estero. “I giochi d’azzardo, o i sistemi di lotterie che in questi ultimi anni sono statiincrementati, se contenuti in dimensioni moderate, non sollevano alcun problema dal puntodi vista sociale e morale. Tuttavia possono esservi degli abusi nei meccanismi cheincentivano il giuoco oltre le normali possibilità. Si può verificare allora che, per rincorrere lafortuna, i soggetti siano portati a investire una somma considerevole del loro reddito. Tral’altro, poiché a dar retta alle statistiche, i giocatori più frequenti fanno parte delle categoriepovere o modeste, questi corrono il rischio di sottrarre somme di denaro alle necessitàproprie e della famiglia. In questo caso il gioco diventa reprensibile dal punto di vistamorale, per i danni che provoca”.Perciò, ha proseguito don Concetti, “è dovere della stampa di non dare notizie strabilianti,che costituiscono un incentivo al gioco. Da parte dello Stato, si vorrebbe che il fenomeno delgioco fosse limitato a proporzioni accettabili secondo il senso comune, e non venissetrasformato in un mezzo diseducativo socialmente. La ricchezza, più che inseguirlaattraverso un gioco aleatorio, la si deve produrre con un lavoro costante e dignitoso”.