DiegoCipriani, della Consulta Nazionale Enti Servizio Civile (Cnesc), intervenendo oggi, a Roma, nelcorso di una conferenza stampa ha affermato che per ora basterebbe una semplice riformaamministrativa, senza ricorrere ad una legge, per dare una risposta seria. “Il caso dellaprecettazione degli obiettori Caritas è solo un aspetto del problema – ha detto Cipriani – inquanto questa complicazione esiste da anni e vale per tutti gli enti. Ma ve ne sono molte altre.Di certo è auspicabile una nuova legge sull’obiezione di coscienza, ma il Ministro della Difesa,se volesse, potrebbe fare moltissimo con una semplice riforma amministrativa. La legge772/92 – ha spiegato Cipriani – è ormai del tutto superata e tutto è regolato, nella prassi, daalcune circolari. Perciò il Ministero dovrebbe: potenziare l’Ufficio Levadife che si occupadell’obiezione; disporre che la Direzione Generale Leva elimini i ritardi nel riconoscimento delledomande e nell’ingresso in servizio degli obiettori; eliminare l’obbligo di vitto ed alloggio per glienti, non previsto dalla legge ma imposto unilateralmente. Quest’ultimo aspetto, in particolare,ha fortemente limitato il numero di nuovi enti che avrebbero potuto aderire alla Convenzione.”Massimo Paolicelli dell’associazione Obiettori non violenti (Aon) ha chiesto “che sia varatauna nuova legge sulla leva, con gli stessi contenuti del provvedimento elaborato nella scorsalegislatura e ritenuto soddisfacente. Occorre: riconoscere l’obiezione di coscienza come dirittosoggettivo; affidarne la gestione da Levadife al Dipartimento Affari Sociali; parificare la durataa quella del servizio militare, se ridotto a 10 mesi; rispettare le indicazioni degli enti”. Gliobiettori di coscienza sono attualmente circa 33.000, a fronte di 44.342 domande.