Secondo l’Ufficio per l’Italia del BureauInternational Catholique de l’Enfance (Bice) i due bambini di Biella sono innanzitutto “vittimedei media”. “Non sappiamo – afferma Isabella Poli, responsabile dell’Ufficio italiano del Bice -se i due minori siano effettivamente stati vittime di violenza, e non sta a noi accertare la verità,ma sappiamo che oggi sono stati certamente vittime di quei media che dovrebbero mirare apromuovere ‘il benessere sociale, spirituale, e morale, nonché la salute fisica e mentale’ deiminori”. La Poli cita la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, ratificatadall’Italia nel 1991, per chiedere il rispetto dell’interesse superiore del bambino coinvolto in fattidi cronaca.Secondo Isabella Poli, nel dare la notizia del suicidio collettivo a Biella, i quotidiani di oggihanno violato i principi sanciti dalla Convenzione: “Non si fanno naturalmente i nomi dei duepiccoli – rileva la Poli – ma si dice il nome del paese, i nomi di battesimo e la professione deiquattro suicidi e c’è perfino la loro foto. E’ chiaro che questo non ha niente a che vedere con ildiritto/dovere di informazione, ma piuttosto è ancora una volta la conferma che il mondo dellacomunicazione è dominato dalla legge di mercato”.