La Cei detta i criteri per adeguare le chiese alla riforma liturgica

Sono passatipiù di trent’anni dall’approvazione, da parte del Concilio Vaticano II, della costituzione”Sacrosanctum concilium” che riformò la liturgia della Chiesa cattolica e, con essa, la strutturadelle chiese. Eppure molte chiese del nostro Paese non si sono ancora completamenteadeguate ai dettami del Concilio: viviamo ancora nella “stagione della provvisorietà”, rilevamons. Luca Brandolini, vescovo di Sora e presidente della Commissione episcopale per laliturgia. Per questa ragione la Commissione ha preparato una nota sull'”adeguamento dellechiese secondo la riforma liturgica”, che è stata presentata oggi a Roma da mons. Brandolini.Valorizzare la presenza di un unico altare, spostare il tabernacolo dall’altare in un’appositacappella, valorizzare l’ambone, cioè il luogo da dove si proclama la Parola di Dio, valorizzare ilfonte battesimale, sistemare i confessionali nell'”aula” della chiesa e, se possibile, inprossimità dell’ingresso. Sono solo alcuni degli accorgimenti suggeriti dalla nota per adeguarele chiese alle indicazioni del Concilio. Rendere le chiese più belle e più rispondenti allenecessità della liturgia, ha detto mons. Brandolini, “è un modo per contribuire a quel progettoculturale cristianamente ispirato” sul quale punta la Chiesa italiana dopo il convegno diPalermo.